I Giochi nell’Analisi Transazionale

6 Luglio 2015

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Secondo Eric Berne, padre dell’Analisi Transazionale, la dimensione sociale si compone di transazioni:

Se due o più persone s’incontrano in un aggregato sociale, prima o poi qualcuno si deciderà a parlare o a dar segno in qualche modo di essersi accorto della presenza altrui. Questo è lo stimolo transazionale. L’altro, o gli altri, diranno o faranno qualcosa che sarà in qualche modo in rapporto con lo stimolo: e questa è la reazione transazionale (A che gioco giochiamo, Bompiani editore).

Le transazioni, definite come unità minime dello scambio sociale, determinano i contatti tra le persone e – analizzandole – è possibile intuire molti aspetti della nostra persona. Esse possono essere complementari, incrociate o ulteriori.

Anzitutto in che posizione esistenziale ci collochiamo. Come ci percepiamo? come percepiamo gli altri? Poi le nostre convinzioni copionali. Berne stesso definisce il copione

un piano di vita che continua a strutturarsi, dopo essere stato strutturato nella prima infanzia sotto l’influenza dei genitori (…).

Rappresenta, in sostanza, ciò che noi crediamo di noi stessi (“sono degno di essere amato”, “non posso crescere se non voglio perdere l’amore dei genitori”, “sono condannato a non ottenere mai ciò che voglio”…). A meno che non si vada a lavorare per cambiare queste convinzioni copionali, Berne ci insegna che ogni persona metterà in atto, nel corso della propria vita, strategie per confermare queste convinzioni di fondo.

Questo breve cappello introduttivo – a proposito di Berne e della sua AT – è indispensabile per permettere a tutt* di entrare in contatto con il volume di Sabrina D’Amanti, psicoterapeuta specializzata in Analisi transazionale – intitolato I Giochi dell’Analisi Transazionale.

Per rispondere alla nostra esigenza (“fame”, avrebbe detto Berne) di strutturare il tempo, ogni essere umano può impiegare diversi “modelli” di comportamento che variano dall’isolamento (in cui il contatto con l’altro è pressoché inesistente) all’intimità (il modo più autentico di contattare l’altro).

I giochi possono essere definiti  come

una serie ricorrente di transazioni, spesso ripetitive, apparentemente razionali e con una motivazione nascosta…una serie di operazioni con un trucco.

Il volume ha il pregio di definire – nella prima parte –  l’impianto teorico necessario per comprendere questi concetti e – nella seconda – effettua un’analisi dettagliata dei singoli giochi distinguendoli a seconda del ruolo che assume chi li gioca (Persecutore, Vittima, Salvatore). Ogni gioco comporta la complementarietà di due ruoli (un persecutore si “scaglierà” contro la sua Vittima) che cambiano proprio durante il gioco (il persecutore può diventare vittima, la vittima persecutore). La psicologa illustra in modo schematico i motivi sociali e psicologici che si celano dietro ai giochi e anche la loro antitesi, ovvero il modo per non farsi agganciare dal gioco di qualcuno.

Lo scopo del volume è aiutare le persone ad individuare i giochi, riconoscerli per cominciare ad agire su se stess* prendendone le distanze. La premessa infatti è che se ci sono gli elementi per individuarli è possibile anche, gradatamente, smettere di usarli (non a caso il volume è corredato da un bel post scriptum  nel quale, per punti, sono indicati alcuni validi “atteggiamenti di personalità” da adottare) riconquistando una visione autenticamente berniana: io sono ok, tu sei ok.

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