Deumanizzazione. Come si legittima la violenza

29 Agosto 2016

Dedico l’articolo del lunedì ad un tema che, come sapete, mi sta particolarmente a cuore sia in termini personali che professionali. Ho deciso di recensire e commentare per voi un bel libro che ho letto recentemente e che spiega bene quei meccanismi sociali e psicologici che appaiono – soprattutto sui social – in concomitanza con una notizia relativa ad una violenza – di qualsiasi tipo – subita da una donna. Spesso la donna passa ad essere da soggetto colpito a possibile concausa del problema ( “ma cosa indossava..?”, “eh.l’avete voluto la parità sessuale??”), molte volte viene pesantemente accusata attraverso lo ‘slutshaming’ o ad altre forme forme di violenza verbale diretta ad indagarne la lunghezza dei vestiti, la profondità della sua morale, la liceità dei suoi gesti. Questi meccanismi rientrano in un più ampio progetto di deumanizzazione della vittima, che è appunto il tema di questo interessante volume.

Se, per passione o per diletto, vi occupate di questioni di genere, di storia o di politica, non potete non affrontare la lettura di questo bel saggio di Chiara Volpato.

Volpato, professoressa di Psicologia Sociale all’Università di Milano, si occupa di deumanizzazione affrontando l’argomento sotto profili diversi. Deumanizzare significa negare l’umanità all’altr* e sono molti i contesti in cui l’uomo mette in atto questa pratica: durante  i conflitti, per sottolineare l’importanza di alcuni gruppi sociali e giustificarne la supremazia (basti pensare a quelle fasi oscure della nostra storia, come il nazismo o l’apartheid… ma anche la deumanizzazione delle donne nelle nostre civilissime società occidentali postmoderne.

L’interrogativo di Volpato è di tipo sociale:

quali sono le condizioni nelle quali la deumanizzazione diventa un fenomeno che ha conseguenze  severe nella vita sociale?

La deumanizzazione è alla base di molti crimini contro l’umanità, come gli stermini o i genocidi. In questo caso la deumanizzazione è esplicita (un intero gruppo sociale ha dichiarato e – in taluni casi – teorizzato – l’inferiorità di un popolo/razza rispetto ad un altro). Bandura – ci ricorda Volpato –  ha raccontato bene alcuni esiti della deumanizzazione attraverso il costrutto del disimpegno morale.  Nel corso dello sviluppo morale ogni soggetto introietta egli standard etici che determinano il suo comportamento. Quando alcuni individui, con il loro agire, vanno contro gli standard acquisiti , si innescano quattro forme di disimpegno morale:

1- si giustificano i comportamenti negativi su un piano morale

2- si minimizza il ruolo dell’agente

3- si distorcono o minimizzano le conseguenze degli atti

4- le vittime vengono incolpate di quanto subiscono

In una delle forme implicite pi evidenti della disumanizzazione – quella contro le donne o altre categorie sociali (“i gay”, “i/le trans” etc…) si assiste proprio a questa situazione: le vittime sono incolpate di provocare la reazione da parte egli aggressori. Questo tipo di giustificazione diventa possibile perché le categorie sopra riportate “perdono” il valore umano che le dovrebbe caratterizzare. Ciò accade, ad esempio, con l’oggettivazione (in particolare del corpo femminile). Il volume di Volpato ha il pregio di soffermarsi a lungo su questa questione andando ad indagare anche il collegamento tra gli effetti sociali (le donne sono “meno umane” degli uomini) e psicologici (le donne oggettivate fanno una maggiore esperienza di sentimenti negativi, ansia, paure). Il volume non dimentica poi di analizzare anche le ultime perversioni che questo concetto ha acquisito, primo tra tutte l’antropomorfismo, una sorta di deumanizzazione al contrario.

Consiglio la lettura del volume soprattutto a chi si occupa degli studi di genere: comprendere le modalità sottili con cui la società ci de-forma e de-umanizza permette di avere una visione più chiara attorno a quei fenomeni sociali che fanno molto clamore (le baby-prostitute, il gender gap etc..) e che spesso rimangono ad un livello troppo limitato di autentica riflessione sociale.

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2 responses

  1. Paolo ha detto:

    l’oggettivazione spesso non è nel corpo femminile ma nel cervello bacato di chi guarda. Se guardo la foto di una donna (o un uomo) bella e sensuale vedo una donna sensuale che può anche eccitarmi, ma mi eccto per una persona non per un oggetto. una persona da rispettare

    1. Paolo ha detto:

      ciò non toglie che il sessismo nelle pubblicità esista

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