Se l’è andata a cercare

19 Settembre 2016

Lo spazio del lunedì sul blog lo dedico tutto – umanamente e professionalmente – alla giovane donna che si è uccisa la scorsa settimana. Di lei è stato detto tutto, il suo nome su tutti i giornali, telegiornali, blog, meme, post articoli e qualsiasi altra cosa vi venga in mente. Capisco la necessità de* giornalist* di informare ma se penso al tanto agognato diritto all’oblio, da lei mai ottenuto, trovo l’accanimento sul suo nome, sul suo viso, sulla frase che la rese suo malgrado “celebre”, davvero grottesco.

Su di lei ho letto tutto, in particolare le opinioni che la vogliono colpevole della sua stessa morte.Come a dire che se non avesse provato a scegliere la strada più semplice per diventare famosa probabilmente oggi sarebbe ancora viva.

Io, al contrario, credo che per comprendere e fermare una tendenza di questo tipo (sempre più confermata dagli attuali fatti di cronaca in cui “amiche” filmano coetanee semi-svenute nei locali mentre uomini, ragazzi, a volte poco più che bambini abusano di loro) sia indispensabile osservare la cornice culturale entro cui ragazze e ragazzi vivono e crescono. Si tratta di un contesto fortemente non egualitario nei modelli e nelle richieste sociali. Alle femmine si chiede di aderire a stereotipi che risultano ostili, sopra ogni cosa, alla loro libertà sessuale.  Se il fatto in oggetto fosse capitato ad un maschio probabilmente non si sarebbe neppure potuto montare un caso, per il semplice fatto che non ci saremmo arrivat*: non avrebbe ottenuto biasimi sociali ma indifferenza o approvazione più o meno evidente. Come altr* hanno fatto notare, la giovane era inserita in una cornice sociale fatta di  uomini/donne/cornuti/puttane. Lei, infatti, aveva scelto di fare del sesso orale con un uomo perché aveva litigato col suo fidanzato, definito – dal ragazzo che compare nel video – “il cornuto”.

Quindi, se un primo livello del problema si colloca all’interno di una malsana forma di educazione al genere, la cui pervasività è sempre troppo forte (anche perché i vari tentativi di contrastarla finiscono per essere osteggiati, svilititi o fatti passare per un “attacco alla tradizione”) ad un livello di lettura ulteriore l’altro grosso problema è il rapporto di coppia eteronormativo e monogamico. Non si riesce ad uscire, nell’Anno Domini 2016, da un modello che propone sempre i soliti vecchi cliché del “lui”, “lei”, “l’altro”, “l’amante”, “il cornuto”, “la troia”. sembra cioè che un modello alternativo di vita di coppia (dove, ad esempio, la parola “tradimento” sia abolita perché sia possibile far cadere il (pre)concetto di fedeltà) sia assolutamente impensabile.

Credo che le due letture siano in realtà il diritto e rovescio della stessa medaglia: per proporre modelli sociali alternativi (e quindi inclusivi rispetto alle tante aberrazioni dalla normale “curva di Gauss” oggi già presenti in società ma spesso – ancora – non riconosciute) serve anzitutto un’educazione al rispetto. Rispetto di sé (una ragazza deve essere educata a scostarsi dal modello che la vuole valevole solo in funzione del corpo che mostra..o che non mostra a seconda dei casi), rispetto delle individualità altrui e, per finire, scardinamento dei modelli e delle “etichette” che adoperiamo con inusuale leggerezza per proteggere i luoghi comuni (ad una donna può piacere il sesso senza necessariamente essere “troia”, lo sapevate?!).

“Se l’è andata a cercare”, dicono.

Personalmente, vado a cercare tutto ciò che ho scritto qui sopra: inclusione, rispetto, modelli sociali alternativi capaci di sostituire quelli attuali, più fluidità e meno rigidità mentale.

Li ricerco per lei e per le tante vittime di cyberbullismo (parola che secondo me non esprime completamente la gravità del fenomeno. Avete mai letto la testimonianza del papà di Carolina, uccisa ben tre anni fa per una storia analoga? forse il suo caso non fece così scalpore all’epoca. Bene, io ricerco tutte quelle cose anche per lei.

E voi, cosa andate cercando?

 

(immagine: il cervo ferito – Frida Kahlo – fonte: web)

 

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