Ma il cielo è sempre più blu. Un’inchiesta sugli stereotipi di genere con i bambini e le bambine delle scuole elementari.

21 Gennaio 2015 - di Alessia Dulbecco

Bambine e bambini costruiscono la propria identità di genere attraverso i modelli sociali e culturali del proprio contesto di riferimento. Questi, poi, sono a loro volta influenzatii dai modelli che – su vasta scala – vengono proposti e riproposti da media (e dalla tv in particolare).

Queste sembrano essere le premesse da cui è partito il lavoro di Alessandra Ghimenti, videomaker, toscana di origine e milanese di adozione. Tra il 2010 e il 2014 Alessandra ha realizzato tre filmati – due dei quali sono stati raccolti in un dvd (acquistabile sul suo blog) – con i quali prova ad indagare l’influenza degli stereotipi di genere e la percezione del femminile e del maschile nei bambin* delle elementari. i tre filmati (che si possono vedere – in una versione ridotta – su You tube ) godono della stessa impostazione: le domande proposte, infatti, sono le stesse e ciò ci permette con più facilità di comprendere l’influenza del contesto di riferimento rispetto alla percezione del maschile e del femminile e alla concezione della donna nell’immaginario dei bambin*.

Le domande in questione sono le seguenti:

– cosa vorresti fare da grande?

– c’è differenza tra maschi e femmine?

– c’è qualcosa che le femmine/i maschi non possono fare?

– cosa ti piace dell’essere maschio/femmina?

– chi si occuperà dei bambini quando ne avrai uno?

Nel primo filmato i bambini coinvolti sono quelli di una scuola elementare in provincia di Lucca. Come si può intuire ascoltando le risposte il contesto di riferimento influenza una visione stereotipata dei sessi. Alla domanda “cosa vuoi essere da grande” molte bambine rispondono di voler diventare parrucchiere, showgirl o ballerine e la motivazione è – per tutte – la bellezza (“mi piace sistemare i capelli, mettere lo smalto…”). Alla domanda “come sono le femmine?” le bambine si descrivono come “più tranquille, più belle, non fanno mai la lotta, più brave, amano lo shopping…). È evidente dunque che le bambine hanno ricevuto – in maniera più o meno intenzionale – una forte educazione al ruolo femminile inteso nella sua versione maggiormente stereotipata. Ciò traspare anche nelle risposte date alla domanda relativa a chi si occuperà dei bambini:

“quando devo andare a far la spesa se ne  occuperà mio marito, quando lui deve lavorare me ne occuperò io”.

Le bambine hanno ben chiaro il ruolo femminile che sono chiamate a svolgere e allo stesso modo i bambini che alla domanda “ti piace esser maschio” rispondono di sì perché possono fare più cose rispetto alle femmine.

Un po’ diverse invece sono le risposte che si possono ascoltare nel secondo filmato, girato in una scuola elementare del centro di Milano. Alla domanda “cosa vuoi fare da grande” il numero di bambine che risponde “la modella” è infinitamente più basso. Molte vogliono fare la veterinaria, o la scrittrice, o l’avvocata  o, ancora, la cavallerizza. Anche per i maschi le risposte sono simili: l’avvocato, l’ingegnere, il militare, l’architetto. È facile immaginare che i bambini, nati e cresciuti nel centro di Milano, vivano in un contesto in cui entrambi i genitori lavorano fuori di casa e in un clima di benessere diffuso. Alla domanda “c’è differenza tra maschi e femmine” o “c’è qualcosa che maschi/femmine non possono fare?” infatti, rispondono di no: tutti possono fare tutto. Anche alla domanda sui futuri figli molti rispondono che saranno le tate o i nonni ad occuparsi di loro (è facile immaginare che siano proprio queste figure a prendersi cura dei piccoli intervistati  che si trovano, dunque, a riproporre un modello già vissuto).

Nel terzo filmato, realizzato a Brescia, si coglie nuovamente un clima di grande apertura: i bambinii vorrebbero essere scienziati, muratori, camionisti.. ma anche modelli! Le bambine dottoresse, pasticcere, parrucchiere, chef e pittrici. Il contesto è forse meno elitario rispetto al centro di Milano (lo si può intuire dall’abbondanza di mestieri che non implicano anni di studio o di specializzazione).In ogni caso,per la maggior parte di loro non ci sono grosse differenze tra l’esser maschio o femmina. Emblematica la risposta di una bambina: “se ci provi a fare le cose, poi impari!”. La stereotipizzazione dei ruoli però è presente specialmente se si osservano le risposte relative alla domanda “cosa ti piace dell’esser maschio/femmina”. Quasi tutte le bambine rispondono con affermazioni relative alla bellezza (“abbiamo i capelli lunghi, indossiamo vestiti più belli..”) i maschi con riferimenti allo sport e alla professione (“facciamo i lavori più belli, possiamo fare più sport”). le bambine, dunque, sono educate, anche in modo inconsapevole, a coltivare la loro bellezza e vanità, i bambini ricevono un messaggio implicito relativo alla loro forza fisica (che deve essere mantenuta e sfogata attraverso gli sport) e alla professione che andranno a svolgere una volta adulti.

Il lavoro di Alessandra costituisce un ottimo strumento di valutazione della percezione degli stereotipi nei bambin* ed è allo stesso tempo, un forte grido di allarme per l’intera società. È necessario combattere il modo in cui ancora si concepisce la donna e il ruolo femminile. Abbattere i luoghi comuni è un processo fondamentale di cui dobbiamo assumerci la responsabilità promuovendo anzitutto un cambiamento che deve partire dalla scuola attraverso forme nuove di educazione al genere e al rispetto dell’altro.

Il progetto di Alessandra è un “work in progress”: ai filmati che che potete vedere qui se ne aggiunge un altro, realizzato in una scuola elementare di Sesto San Giovanni. Altri due filmati sono in fase di montaggio.  Tre documentari sono, invece, in fase di elaborazione. Il lavoro sarà composto di 9 capitoli che – una volta realizzati tutti – saranno raccolti in un nuovo dvd.

…Stay tuned!

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