Lessico Familiare. Per un dizionario ragionato della violenza contro le donne

10 Dicembre 2014

Il libro, scritto a due mani da Chiara Cretella e Inma Mora Sàchez vuole colmare un vuoto nella letteratura sui gender studies: «non esisteva, prima del nostro lavoro, un dizionario della violenza di genere» (p.22). Quello che le autrici fanno quindi, è di andare alla ricerca dei lemmi, della terminologia che ruota attorno al fenomeno della violenza contro le donne per racchiuderli in un dizionario ragionato. Non si prefigura quindi come raccolta alfabetica di voci sul tema: nel volume troviamo infatti termini ed espressioni ad essi correlati che sono frutto del preciso modo di intendere il fenomeno. Il dizionario quindi riflette le posizioni delle due autrici, maturate in anni di studio, lavoro e ricerca su questi fenomeni. Chiara Cretella collabora da anni con la Casa delle donne di Bologna. Inma Mora Sànchez è laureata in giornalismo e lavora da diverso tempo sui temi della violenza di genere. Il libro è costruito alla luce della loro specifica formazione: risente positivamente degli studi fatti e delle riflessioni maturate oltre i confini italiani. Lo scopo del lavoro è duplice: da una parte cerca di fare ordine all’interno di un ambito di studi che l’Italia ha scoperto solo recentemente e dall’altro vuole essere un valido strumento per gli operatori che, quotidianamente, si occupano di questo fenomeno. Da ultimo, il testo può contribuire anche alla divulgazione, cioè può aiutare ad informare la popolazione circa il fenomeno relativo alla violenza sulle donne.

Per realizzare questi obiettivi le autrici suddividono il testo in sei macro aree, nelle quali vengono affrontate le teorie che possono fare da sfondo ai gender studies, le forme di violenza, le modalità con cui il corpo femminile è stato visto e interpretato, le svariate forme che hanno assunto nei secoli i delitti di genere per poi approdare alle modalità con cui si può rispondere alla violenza: sia nell’immediatezza, attraverso le attività dei centri antiviolenza, che attraverso le campagne nazionali ed internazionali per sensibilizzare la popolazione al fenomeno. Spesso le voci sono strutturate per contrapposizione: così è possibile ragionare sulla dicotomia differenze di genere/differenze sessuali o sulla contrapposizione amore/odio. Altre voci vengono scritte puntando sulle analogie come ad esempio verginità/onore o violenza mediatica/comunicazione di genere. La sezione più corposa è quella intitolata «V» per violenza, nella quale sono racchiusi i lemmi che identificano il fenomeno della violenza di genere. Le studiose partono da una descrizione delle forme di violenza strutturali, culturali, estetiche, religiose, simboliche per poi passare all’analisi di tutte le definizioni che fondano la violenza di genere: quella psicologica, quella fisica, quella economica, lo stalking aprendo poi a correlazioni con altri termini quali il recente fenomeno del gaslighting, la sindrome di Stoccolma, la dipendenza affettiva, le molestie le mutilazioni genitali e tante altre.

L’ultima parte del volume è dedicata invece a fare chiarezza attorno alle risposte che si possono fornire davanti ad un episodio di violenza di genere. In qualità di operatrice che per anni ha prestato servizio presso il centro antiviolenza cittadino ho trovato questa parte del lavoro decisamente interessante: essa pone l’attenzione sui percorsi di fuoriuscita dalla condizione di violenza ponendo l’attenzione sui percorsi di counselling per le vittime, sui concetti di resilienza ed empowerment, sul protocollo relativo al Codice Rosa oltre che sui possibili rischi che le operatrici possono incontrare svolgendo la propria professione (il burn out, la traumatizzazione vicaria etc).

Il dizionario si conclude con una sezione relativa alle campagne nazionali ed internazionali per sensibilizzare la popolazione mondiale al fenomeno che – è bene ricordarlo – si configura come la prima causa di morte per le donne di tutto il mondo nella fascia di età tra i 16 e i 64 anni.

Il volume di sanchez e cretella si pone obiettivi importanti e credo riesca perfettamente nell’intento: focalizza l’attenzione sui termini fondamentali che compongono il fenomeno della violenza di genere, contribuisce a fare chiarezza eliminando stereotipi e pregiudizi (tra tutti, quello sul femminismo: è sbagliato contrapporlo al maschilismo – come spesso, forse in buona, forse in malafede, si tende a fare – poiché mentre quest’ultimo «è basato sulla credenza di superiorità degli uomini sulle donne» (p.42) il femminismo pone l’attenzione sul raggiungimento paritario di diritti e dignità, per tutti, indipendentemente dal sesso di appartenenza), fornisce strumenti pratici che possono migliorare le prestazioni professionali degli operatori e degli studiosi che si occupano di queste tematiche. Ma più di tutti il libro contribuisce a dare un nome – e quindi a far esistere – quelle parole che per troppo tempo sono state innominate/innominabili: perché il fenomeno della violenza sulle donne  è stato a lungo taciuto,  dalle donne che la subivano e dalle società che voltavano lo sguardo per non accorgersi della pervasività del fenomeno e dei meccanismi di potere che si celano dietro di esso.  «Dare nome vuol dire non solo dare voce ma anche far esistere» (p.15) ed è questo il primo passo da fare poiché solo prendendo coscienza del  fenomeno, solo studiandolo nelle sue manifestazioni, sarà possibile combatterlo.

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