Il diritto di essere io

14 Ottobre 2015

 img 0205 Michela Marzano si confronta con temi attuali e scottanti: l’uguaglianza dei diritti, la paternità o la maternità surrogata, il corpo come nuova fissazione e  nuova gabbia, il rapporto con gli altri e l’amore. È un libro che si legge con facilità nonostante i concetti siano complessi. È un libro che vuole promuove  l’uguaglianza, ma quella vera,

Che riconosce e valorizza le differenze individuali senza però negare a nessuno un accesso paritario ai diritti.

Troppe volte la società con le sue regole obbliga ogni essere umano a limitarsi, in nome di un non ben identificato ‘rispetto’ nei confronti dei codici condivisi. il diritto ad essere io viene costantemente messo alla prova da esigenze sociali: la bellezza ad ogni costo, la perfezione del corpo, le leggi che non rispettano l’amore tra persone dello stesso sesso, le norme che ci impediscono di voler esercitare anche un diritto estremo come quello di essere accompagnati verso una morte dolce e decorosa, quando vivere appare ormai impossibile.

Ogni capitolo del volume affronta un argomento specifico e Marzano, con l’occhio e l’acume della filosofa, indaga ogni singolo aspetto rimarcando la bellezza dell’imperfezione, l’importanza della relazione autentica con l’altro.

Il volume presenta poi un ulteriore approfondimento, sempre su queste tematiche, ad opera di altri importanti autori/scrittori/intellettuali italiani (da Rotodà ad Aspesi) riportando articoli apparsi su La Repubblica. Il loro punto di vista articola e approfondisce le questioni in oggetto con ulteriori riflessioni.

Tutte le tematiche affrontante hanno, a mio parere, un peso pedagogico notevole. Parlare di diritti impone di parlare di educazione, prima. Perché bisogna essere educati e formarsi adeguatamente per riuscire a trovare il modo di conciliare autenticità e conformismo, il “diritto di essere io” e le regole sociali. Bisogna essere educati ad un nuovo senso del corpo, ad un nuovo modo di stare a contatto con gli altri sviluppando empatia e affettività.

Il diritto di essere io passa (anche) attraverso l’educazione.

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