Educare all’autonomia

1 Febbraio 2016

Come aiutare i genitori ad educare i figli all’autonomia senza timori che possano intraprendere una “brutta strada”?

Una delle questioni più dibattute – una di quelle, cioè, intorno alle quali si concentrano i dubbi e le domande di tanti genitori che incontro – riguarda l’educazione all’autonomia. Mi ritrovo spesso a parlare con donne e uomini che tendono a limitare molto le conquiste dei propri figl* (in particolare, quelli la cui fascia d’età oscilla tra i 12 e i 15) per paura di “perdere di mano le briglie”. In quest’età è importante per i ragazzin* acquisisire piccole libertà (andare al negozio all’angolo per fare un acquisto, passare un pomeriggio dai compagni, prendere l’autobus o recarsi per qualche ora ai giardini). Spesso però i genitori hanno paura: che possa sfuggir loro di mano il controllo, che possano “perderlo”, che il gruppo dei pari possa condurlo su una cattiva strada.

Una bella definizione, che ho trovato all’interno del volume Nostro figlio di Schiralli e Mariani, è quella di valigia della sicurezza.  Aiutare i genitori a  preparare una bella “valigia” per fare in modo di non essere spaventati ed essere in grado di gestire i cambiamenti futuri diventa, con loro, il mio lavoro.

Come suggerito dal volume, tre sono gli aspetti sui quali mi focalizzo maggiormente:

  • l’autonomia
  • l’autostima
  • la capacità di costruire e mantenere relazioni significative con l’altr*.

 

Chiaramente, per educare i ragazz* all’acquisizione di queste competenze non esistono formule…esistono solo modelli: sono i genitori, quindi, a dover essere educati per rispondere in modo adeguato alle richieste dei figl* educandoli così allo sviluppo di queste competenze.

Ovviamente, ogni genitore che incontro rappresenta un caso a se e le modalità educative che seguo dipendono da molti aspetti (le sue concezioni a proposito della vita e dell’educazione, la gradualità con cui possiamo avvicinarci a determinati argomenti o il grado di preparazione necessario per affrontarli etc…).

A titolo esemplificativo, seguendo i contenuti del volume, indico di seguito alcune capacità che reputo essenziali:

  1. per quanto concerne l’autonomia:
  • dare al proprio figlio delle risposte, magari in maniera empatica (facendogli capire che siete in grado di sentire ciò che sta provando)
  • dare delle risposte significa metterlo in condizione di saper agire (sarebbe un errore sostituirsi!)
  • educarlo alla capacità di stare (anche) da solo
  • contenerlo: regole, divieti (che possono essere concordati e fatti rispettare puntando al rinforzo positivo) sono fondamentali!

 

  1. per quanto concerne l’autostima:
  • non banalizzare mai ciò che prova (ciò si collega a quanto detto precedentemente sull’empatia)
  • educarlo alle critiche costruttive e al realismo (è fondamentale che le critiche siano rivolte ad una cosa che, ad esempio, può aver fatto..si critica ciò che si fa, non ciò che si è).
  • non temerlo: mi trovo spesso a parlare con genitori che preferiscono evitare (le regole, una sana comunicazione…) per timore degli stati emotivi che possono attivarsi. È fondamentale che i genitori sappiano gestirli e, quindi, incitino i figl* a verificare le proprie emozioni, imparando piano piano a modularle… provare a fare tutto ciò in famiglia può essere importante…è un luogo protetto che può fungere da palestra!
  1. per educare alla costruzione e al mantenimento di relazioni significative
  • favorire il dialogo (in quante famiglie si assiste a quei silenzi prolungati dopo un momento di scontro?
  • favorire l’intimità (ci sono molti genitori che per evitare imbarazzi preferiscono non scendere ad un livello più profondo…)
  • favorire (sempre!) la riflessione empatica

 

Come ho già sottolineato, questi punti sono quelle linee guida che tendo a seguire nella mia attività professionale, usando metodologie e “passaggi” differenti a seconda della situazione che si presenta.

Quello che noto è che spesso i genitori hanno paura (delle reazioni dei figl*, di perdere il controllo…). Educare i figli all’autonomia, all’autostima e alla costruzione di relazioni significative significa – per il professionista che si muove tra Counselling e Pedagogia – compiere ancor prima un lavoro sulla famiglia. È essenziale che i genitori abbiano delle conoscenze specifiche su questi argomenti, altrimenti andremo a dire loro come comportarsi e saranno solo definizioni posticce, che non sapranno padroneggiare. Educare i genitori a conoscere come potenziare l’autonomia dei figli significa compiere, in prima battuta, un lavoro sulla loro educazione all’autonomia. Ciò risulta fondamentale anche per i raggiungimento di un nuovo concetto di benessere. I risultati, credetemi, non si faranno attendere.

Alessia Dulbecco

puoi seguirmi su www.facebook.com\dr.ssaalessiadulbecco

 

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