“Ci chiamano diversi”

30 Dicembre 2014

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L’anno che si sta per concludere ha visto la realizzazione di molti documentari sulle tematiche LGBTI.

Dopo il bel documentario di Ingrid e Lorenza, “Lei disse sì” (di cui avevo scritto qualche tempo fa..) oggi mi sono imbattuta in “Ci chiamano diversi“. Si tratta di un documentario realizzato da Vincenzo Monaco con la partecipazione di numerose associazioni sparse sul nostro territorio nazionale. E’  un viaggio coinvolgente, quello proposto da Vincenzo, che affronta le tematiche lgbti a viso aperto. Si parla di omosessualità, si dà una definizione ai termini utilizzati. Gli intervistati – esponenti di varie associazioni, da Torino a Roma, passando per Brescia e la Sicilia – intendono chiarire anche i tanti luoghi comuni sui gay: dal cliché secondo cui gli omosessuali fanno sesso con chiunque alla ben più fastidiosa correlazione (priva di fondamenti) che alcuni individuano tra omosessualità e pedofilia.

E’ un documentario diretto e preciso nel quale si indagano anche le responsabilità della chiesa rispetto ai diritti negati. Interessante a questo proposito è la riflessione di Don Franco Barbero, parroco scomunicato di Pinerolo, rispetto alla necessità di aprire le porte della chiesa a tutti. Per il parroco piemontese l’omosessualità è un dono, esattamente come l’eterosessualità.

Ancora, nel filmato si parla delle aperture autentiche e di quelle di facciata: per molti l’omofobia giace dietro il politically correct, ovvero dietro quelle frasi che cominciano con un “non ho niente contro i gay” e proseguono con un “MA” grande come una casa. Si è arrivati all’idea di essere tolleranti con le persone, omo o etero che siano, ma la battaglia sui diritti è ancora aperta. Ed è questo oggi il vero terreno di scontro: unioni civili, possibilità di adottare, possibilità per un* bimb* di avere due mamme o due papà.

Per questo credo che la storia di Simona e Gloria sia il perfetto filo conduttore del documentario: se le interviste ai vari esponenti delle associazioni servono per dare sostanza al dibattito, per parlare di diritti, di linguaggio, di definizioni, la vicenda personale, raccontata in prima persona dalle due ragazze in modo così spontaneo ed autentico è il canale privilegiato per veicolare i contenuti che altrimenti sarebbero solo di tipo teorico: l’amore è sempre amore, indipendentemente dalle forme che assume e la nascita di Zoe, loro figlia, ne è la dimostrazione più precisa.

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