Tra il fare e l’essere: le competenze genitoriali

5 Novembre 2015

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Quando le persone mi contattano perché ritengono di non avere le “basi” adeguate per fare il genitore e mi richiedono pertanto un supporto educativo attraverso il quale imparare a costruire una relazione sana, positiva ed autentica col proprio bambin* noto sempre che le mamme e i papà abusano della parola fare.

“come faccio a gestire mi* figli* quando, magari in un luogo pubblico, pianta una scenata perché non gli ho comprato il gelato?”

“come faccio a mantenere la linea educativa? Spesso minaccio delle punizioni che poi non so mettere in pratica…”

“come faccio a far capire a mi* figli* che io e il mio compagno abbiamo anche bisogno di spazi nostri? ogni volta che proviamo ad intavolare una conversazione il bambin* si intromette appositamente per richiedere la nostra completa attenzione..”

“mi* figli* ha un dsa certificato: come faccio a seguirlo nei compiti? Non possiedo le competenze necessarie!”

Queste sono alcune delle domande che, all’interno di un primo colloquio, mi vengono generalmente poste. Rispetto a questi interrogativi il lavoro del pedagogista è quello di cambiare il focus del problema. Ricordate la celebre affermazione di Lorenzo Milani?

Spesso gli amici mi chiedono come faccio a far scuola. […] Sbagliano la domanda, non dovrebbero preoccuparsi di comebisogna fare scuola, ma solo di come bisogna essere  per poter fare scuola.

Credo che anche i genitori dimentichino troppe volte questo fatto: prima di concentrarsi sul fare bisognerebbe aver chiaro come si è. Come si è rispetto alla propria vita (si è felici per il proprio lavoro? o si è insoddisfatti? Come è stata vissuta la maternità, come si è accolto il propri* figli*? Come fanno ci fanno sentire le fatiche quotidiane?), come “ci si sente” dentro le regole? Per poterle dare a gli altri, infatti, è necessario prima come ci sentiamo noi a riceverne e a impartirne.

Una volta chiariti gli aspetti relativi all’essere è possible allora passare al fare. Anche qui, spesso i genitori si aspettano un piccolo prontuario sempre pronto all’uso. In realtà, dal mio punto di vista, il fare passa attraverso l’esempio: se proviamo ad imporre ai bambin* delle regole ma siamo noi, i primi, a non rispettarle si finirà per non essere autorevoli mai, poco importano le minacce o le punizioni.

Fermo restando che non esistono regole comuni a tutt*, credo che n buon punto di partenza per stabilire una relazione genitoriale autentica siano:

  • l’ascolto: delle parole, ma anche delle emozioni dei piccol* di casa
  • poche regole ma rispettate: le regole dovrebbero fornire ai genitori i punti cardinali della loro attività educativa. Per questo, a mio parere, tante regole sono inutili e anche dannose. Il bambin* si ritroverà a vivere dentro un regolamento, piuttosto che dentro una relazione e tutto ciò è controproducente. È importante invece che le regole siano rispettate (e non utilizzate come una minaccia).
  • il dialogo dentro le regole: spiegare, aiutare il bambin* a comprendere perché si richiede da lui un certo comportamento è il primo passo per favorire l’accettazione. Senza dialogo non sarà possibile per il bambin* comprendere la reale portata della regola che si richiede sia rispettata
  • l’espressione delle emozioni: i genitori devono sapersi porre come dei facilitatori dell’espressione emotiva dei piccol*, aiutandoli ad esprimerle e, nel caso, ad incanalarle in azioni utili (lo sport, il disegno, le attività con gli animali…).

Essere un buon genitore è certamente una questione più complessa del fare il genitore. Serve più coraggio e molta voglia, prima di tutto, di lavorare su se stessi e per questo il supporto alla genitorialità può essere uno strumento efficace di riflessione e costruzione di un percorso comune. Per questo invito tutt* coloro che sentono la necessità di approfondire di rivolgersi ai pedagogisti presenti sul proprio territorio.

(immagine tratta dal web)

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