Tra counselling e pedagogia: sostenere la genitorialità

23 Settembre 2015

L’inizio del periodo scolastico è un momento particolarmente stressante per i genitori. Per alcuni si tratta di avviare una prima esperienza (l’inserimento al nido, alla scuola d’infanzia o alle elementari…) per altri si tratta di recuperare quel bagaglio – fatto di attenzioni specifiche, dubbi relativi al proprio operato di genitore derivante magari dal confronto con l’altro – che, complice la stagione estiva, si tende un po’ a dimenticare.

Genitorialità significa appunto “essere genitori”, avere attenzioni specifiche rivolte al benessere, alla crescita e allo sviluppo del/della  proprio/a figlio/a.  Significa anche porsi interrogativi rispetto alle proprie scelte personali e sul modo in cui queste si rifletteranno sui propr* figl*. Vuol dire riflettere sulle proprie azioni affinché esse risultino il più possibile adeguate a rispondere alle necessità dei bambin*.

Svolgo percorsi di sostegno alla genitorialità da ormai diverso tempo. Indipendentemente dalle situazioni familiari (contesto sociale, problemi di salute dei bambin* etc..) mi capita spesso di osservare un determinato comportamento che accomuna tutti i genitori e che ho trovato descritto simpaticamente in una vignetta trovata sul Web:

State lontano dalle persona negative.Hanno

Nella vignetta il genitore in questione si lamenta del proprio figlio che “si comporta come un bambino”. Nelle vignette successive il bambino prova a porre rimedio: si comporta da anziano – con tanto di bastone e pane secco per sfamare i piccioni al parco – ma per il padre ora è il suo è un comportamento da persona un po’ troppo vecchia. Il bimbo ritenta comportandosi da adulto, con moglie e bambino, ma anche qui è “un po’ troppo anziano”. Per finire prova col tipico comportamento adolescenziale … il padre chiede a gran voce al figlio di tornare  a comportarsi da bambino!

Ho utilizzato questa vignetta perché mi capita, durante le consulenze, di parlare con genitori amareggiati perché il bambino di 3 anni “fa i capricci”, perché quella di 5 “non vuol mangiare determinati cibi”  o perché quello di 9 “fa fatica a fare i compiti” . Mi piace lavorare coi genitori su questi argomenti perché è essenziale, in un percorso di sostegno alla genitorialità, riflettere insieme sui motivi del loro “malcontento”. Spesso le mamme e i papà che incontro hanno una percezione del problema ingigantita. Per dirla con le parole dell’Analisi Transazionale: si lamentano di terminati comportamenti partendo da uno stato dell’Io Genitore (un po’ normativo…) piuttosto che da uno Stato dell’Io Adulto. Se si lavora sull’analisi dei fatti i genitori comprendono facilmente che non ci sono motivi per cui un bambin* di 3 anni, ad esempio, non debba fare i capricci, imparano a inquadrare il “problema” da un’altra prospettiva…ed improvvisamente cessa di essere un problema 🙂

Lavorare sul sostegno alla genitorialità significa operare piccoli passi in favore di un cambiamento e di un rafforzamento delle competenze genitoriali, competenze che spesso una società fluida e veloce come la nostra può compromettere. E’ un ambito in cui l’uso degli strumenti pedagogici combinati con il counselling complementare danno davvero ottimi risultati!

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