…parliamo di ADHD?

27 Ottobre 2015

adhd1

Recentemente mi sono trovata a confrontarmi con una coppia di genitori il cui bambino è affetto da ADHD, appena diagnosticato.

Il loro problema era proprio quello di doversi avvicinare ad un “mondo” nuovo rispetto al quale non avevano alcun tipo di informazione. La loro principale preoccupazione era nei confronti degli altri genitori e della scuola: proprio per via di questo problema, inizialmente non riconosciuto come patologia, spesso si sono sentiti accusati di non essere genitori autorevoli e competenti.

Si è verificato, con loro, qualcosa che capita spesso: si pensa che il bambino sia solo molto irrequieto e la colpa viene fatta ricadere sui genitori, “accusati” di non essere abbastanza efficaci.

Non è compito di questo breve articolo parlarvi nel dettaglio di Adhd (qui il link per tutte le informazioni in dettaglio); in generale possiamo definirlo come

un disturbo evolutivo dell’autocontrollo. Esso include difficoltà di attenzione e concentrazione, di controllo degli impulsi e del livello di attività. Questi problemi derivano sostanzialmente dall’incapacità del bambino di regolare il proprio comportamento in funzione del trascorrere del tempo, degli obiettivi da raggiungere e delle richieste dell’ambiente. E’ bene precisare che l’ADHD non è una normale fase di crescita che ogni bambino deve superare, non è nemmeno il risultato di una disciplina educativa inefficace, e tanto meno non è un problema dovuto alla «cattiveria» del bambino.

né di cercare soluzioni al problema. In campo pedagogico, per fortuna, non esistono soluzioni valide per tutt* ma percorsi specifici, individuali e personalizzati… è il bello di questo lavoro!

In linea di massima quando incontro genitori che mi presentano un problema di questo  tipo procedo su tre fronti:

  • Counselling pedagogico per i genitori: è, dal mio punto di vista, la base di tutto. Non mi stancherò mai di ripeterlo abbastanza, soprattutto a quei genitori che sono disposti a tutto per aiutare i propri figl* a raggiungere un buon livello di benessere (trasferte, visite dai migliori specialisti, attività integrative…) salvo poi non mettersi mai in discussione direttamente. Se il bambin* ha un problema di autocontrollo è essenziale, per un genitore, rafforzare le proprie competenze (che potrebbero essere state gravemente compromesse anche in seguito ai continui feedback negativi ricevuti da insegnanti, parenti, altri genitori…).  È necessario fare il punto della situazione, affrontare gli elementi di crisi, individuare nuove strategie e rafforzare la propria resilienza.
  • Tutoraggio scolastico: mantenere i rapporti con la scuola, spesso impreparata ad accogliere un alunn* con un problema di questo tipo, è essenziale. Fondamentale secondo me è il coordinamento: è importante cioè che la strategia adottata sia condivisa da tutte le parti in causa
  • interventi individuali col bambino: come dicevo l’intervento dipende da caso a caso. Sicuramente ci sono aree di lavoro da prediligere come l’utilizzo di sistemi di premiazione, magari attraverso cartelloni colorati, la gestione della componente emotiva per aiutarli a riconoscere e nominare le emozioni (a proposito, avete visto qui che meraviglia?), la gestione dei tempi (regolare le attività, ad esempio 5 minuti di esercizi alternati a 10 di riposo…).

Fondamentale è che tutti e tre i passaggi siano rispettati. La possibilità di cominciare a individuare qualche cambiamento dipende molto dalle situazione di partenza ma già dopo pochi mesi è possibile cogliere dei miglioramenti.

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