La sindrome “lucignolo”: i genitori e il comportamento dei propri figl*

21 Febbraio 2016

In concomitanza con la fine del primo quadrimestre – e la consegna delle tanto temute pagelle! – anche noi in cooperativa abbiamo trovato l’occasione per richiamare i genitori dei nostri ragazz* per raccontargli un po’ il percorso fatto fino ad ora, le conquiste e le difficoltà incontrate. Uno dei problemi che riscontriamo maggiormente, infatti è quello relativo al comportamento. Il nostro è un centro di socializzazione e apprendimento dunque non è sempre facile mantenere quell’equilibrio che ci dovrebbe far dire “ora si fanno i compiti !” Oppure “questo è il momento giusto per giocare, parlare e condividere una parte di noi”, magari attraverso la proposta di qualche bella attività.

I genitori convocati, spesso, ci ripetono che sono “certe amicizie” che hanno reso il bambin* così ingestibile, intrattabile, scarsamente propenso a ascoltarlo o seguire le,regole. Ho trovato una bella definizione di questo comportamento nel volume di Mariani e Schiralli, Nostro Figlio, una sorta di compendio di tutto ciò che è bene sapere a proposito di educazione emotiva, dalla gravidanza fino all’età adulta.

Come i due autori illustrano bene, si tratta un po’ di un gioco per facilitarsi la vita: scaricare la responsabilità riduce il sentimento di percezione di un problema, lo ne fuori dal nostro raggio di azione e, quindi, limita la possibilità di pensare, valutare ed organizzare il nostro intervento attivo per risolvere la questione.

Prima di pensare che esista un ragazzino “lucignolo”, proviamo a pensare cose è possibile fare per rafforzare il nostro fragile “Pinocchio”.

  • Quali sono le regole applicate dal contesto familiare? Come vengono gestite? Cosa procura nella famiglia il loro rispetto o la loro trasgressione?
  • In che rapporto si pongono i genitori? Sono “amici” del ragazz*? Sanno mantenere quella giusta distanza che consente loro di esprimere il loro ruolo?
  • Con quale “valigia” hanno attrezzato loro figli* (anche questa è una bella espressione mutuata dal volume. Ho scritto a riguardo un altro articolo che vi invito a cercare… La valigia della sicurezza).
  • E a scuola? In quale clima vive il ragazz*? Quale visione hanno le insegnanti delle regole? Sono consapevoli del fatto che spesso le punizioni vanno a rinforzare atteggiamenti negativi?
  • E in quale rapporto si collocano scuola e famiglia? Cosa viene detto ai ragazz* della scuola? È importante infatti che la figura delle/gli insegnant* non venga svalutata da atteggiamenti o considerazioni provati, che è giusto che i genitori facciano ma sempre lontano dai figl*.

Spesso, un bambin* che decide di essere un “lucignolo” è solo più fragile degli altri. Ed essendo consapevole delle proprie difficoltà e fragilità preferisce scegliere la via più facile: accettare lo stigma del “ragazzo difficile” piuttosto che cercare quegli aiuti che potrebbero permettergli di rafforzare la sua “valigia”.

Per questo il nostro principale compito è quello di predisporre l’ambiente affinché i genitori tornino a riscoprire (anche, si!, in senso positivo! Perchéi figli perfetti non esistono…li possiamo solo aiutare a migliorarsi!) le difficoltà, le zone grigie dei propri ragazz*. Aiutare i genitori ad ascoltarli di più, a capire la situazione di partenza per supportarli in quelle attività pratiche con cui aiuteranno i ragaz* a credere di più in se stessi, ad essere poco alla volta più autonomi.

Ribadisco, ancora una volta: è essenziale prendersi cura dei genitori se vogliamo favorire il benessere dei bambin*!

Alessia Dulbecco

puoi seguirmi su: www.facebook.com/dr.ssaalessiadulbecco

 

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