La pubblicità ingannevole è (solo) quella gay-friendly

16 Gennaio 2015

Qualche settimana fa Tiffany& co., noto marchio di gioielli di lusso, ha lanciato la nuova campagna pubblicitaria dal titolo “Will you”. Le fotografie, scattate da Peter Lindberg, vogliono rappresentare scene di vita quotidiana di coppie diverse. Una di queste ritrae una coppia omosessuale. I due ragazzi, seduti sulle scale, si guardano e sorridono in una posa – spontanea e rilassata – analoga a quella delle altre coppie ritratte.  Al centro della campagna pubblicitaria, quindi, il tema dell’amore – trattato con naturalezza e spontaneità – e delle tante forme in cui si manifesta.

Tiffany_WillYou_gay (1)

Nonostante la delicatezza dell’immagine e del contenuto che sottende la fotografia, qualcuno in Italia si è dichiarato contrario. Mi riferisco alla Sottosegretaria allo Sviluppo Economico Simona Vicari e al suo collega Gabriele Toccafondi, anche lui Sottosegretario ma all’Istruzione (!!!).

Come è possibile leggere nel blog di Matteo Winkler, su Il fatto quotidiano, secondo i due esponenti del nuovo centro destra la campagna sarebbe lesiva dell’identità e dei valori del popolo italiano e – per giunta – anche ingannevole poiché

un uomo o una donna che ricevono una proposta di fidanzamento o di matrimonio dal proprio compagno o dalla propria compagna con tanto di anello potrebbero essere portati a pensare che il matrimonio sia reale, e che possa configurarsi anche una possibilità giuridica di tale unione.

Nello stesso periodo, però, è stata lanciata la nuova campagna pubblicitaria di Vodafone: un concentrato di stereotipi e e sessismo: proprio per questo non mi stupisco del fatto che nessun* politic* abbia fatto una levata di scudi o si sia indignat* per il suo contenuto.

Lo spot – narrato dalla voce fuori campo di Fabio Volo – ritrae un giovane sportivo (manco a dirlo: bellissimo). La voce di Volo ci informa che Paolo, il giovane, nella sua vita di pallavolista ha affrontato tantissime sfide ma mai una così difficile come prendersi cura della nipote di otto mesi. Per cambiarle il pannolino ha bisogno di vedere un tutorial su You Tube (ed è per questo che una connessione super veloce – target della pubblicità – diventa essenziale).

Cosa ci dice questo spot? Intanto che un uomo così bello e – si presume – con un hobby come quello della pallavolo non può avere figli (non a caso la bimba è solo una nipotina). Inoltre ci ricorda che occuparsi di un bambino è un’attività prettamente femminile (infatti senza il tutorial non sarebbe stato in grado di cambiarle neppure il pannolino). Lo spot è un concentrato di stereotipi (quello del padre imbranato, già ripreso tempo fa dallo spot di kinder maxi) e di sessismo (sono le donne a fare cose da donne, come ad esempio occuparsi dei bambini).  Non da meno la chiusa finale: la bimba chiama “mamma” il povero Paolo, che la guarda con aria rassegnata e imbarazzata mentre gli amici lo osservano dispiaciuti e si allontanano leggermente: come a dire, se sei riuscito a cambiare il pannolino hai fatto una cosa da donna, e se ti comporti da donna allora sei una donna!

Nei confronti di questa pubblicità – che ho trovato offensiva (in primis per gli uomini, descritti come cerebrolesi incapaci, bravi solo quando si tratta di avere un pallone tra le mani) e fastidiosa – nessuna polemica da parte dei nostri politici. Ciò non mi stupisce: se la pubblicità mantiene lo status quo (uomini sportivi e bellocci, donne carine e brave casalinghe, o super manager e in carriera ma sempre vestite come ad una sfilata…) i valori del popolo italiano – gli stessi valori a cui si appellavano Vicari e Toccafondi per attaccare la pubblicità di Tiffany –  non sembrerebbero essere messi in discussione.

Tutto ciò è molto strano invece. Mi pare che anche questa sia una pubblicità ingannevole, eccome. I miei coetanei sono uomini intelligenti e in grado di accudire un bambino (per lo meno di cambiare un pannolino!). I trentenni di oggi che vivono in coppia sono abituati a svolgere, nell’ambiente domestico, qualsiasi funzione (mi spiace deludere i nostri politici e i loro “valori tradizionali”, ma se ancora pensano che l’uomo sia quello che al più getta la spazzatura e la donna quella che cucina, stira e lava credo abbiano bisogno di un rapido corso di aggiornamento e magari anche di uno stage, così, giusto per verificare sul campo il reale stato delle cose).

Ma forse sono io a sbagliare. La pubblicità ingannevole È solo quella gay-friendly, quella che ascolta le tante voci di donne e uomini che chiedono più diritti civili, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale. Tutto il resto è “tradizione”.

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