La Mala Informaciòn

10 Novembre 2014

Oggi sul Fatto Quotidiano è possibile leggere un articolo che porta il seguente titolo

“Bambini arcobaleno”: quando i genitori non impongono giochi ‘di genere’”

(articolo qui: http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/11/09/bambini-arcobaleno-quando-i-genitori-non-impongono-giochi-genere/1201647/)

Il titolo fa ben sperare: pare che l’articolo affronti il tema dei giocattoli – altamente stereotipizzati in base al genere – e la questione della raggiunta maturità dei genitori che di fronte a questi strumenti che fungono da “canalizzatore” (sei biologicamente femmina, per cui devi giocare con le bambole) decidono di non imporre scelte prescritte per dare al bambino la possibilità di esprimere la propria individualità, liberamente.

In realtà, nel testo si fanno precise affermazioni rispetto al rapporto tra giochi e omosessualità.

Ma un bimbo che predilige giochi e attività destinate al sesso opposto da grande sarà omosessuale? Per ora, secondo i pochi studi in circolazione (quasi tutti americani) è molto probabile. Le dichiarazioni di gusti e scelte negli anni dell’infanzia sono già una sorta di coming out, ma non sempre è così. Per alcuni bambini l’indecisione sessuale o l’attrazione per quello che è opposto al proprio genere è solo una fase e i genitori decidono comunque di lasciarli fare, per non interferire sullo sviluppo di una sessualità consapevole.

Ecco, io non so di preciso a quali studi si riferisca il giornalista che ha scritto questo articolo. In rete non sono riuscita a trovare nulla che potesse avallare questa teoria.

Ciò che so, anche in base a precedenti lavori realizzati (questo il link per leggere il progetto da me realizzato per il Comune di Imperia:

http://www.anci.it/index.cfmlayout=dettaglio&IdSez=819275&IdDett=46875 ) è che nella fascia di età 24 -36 mesi – in cui già compare il gioco simbolico – i bambini giocano in modo indifferenziato.

Invece che preoccuparsi delle future scelte sessuali che faranno i piccoli una volta diventati adulti (ricordiamo – per correttezza – che l’orientamento sessuale non è necessariamente fisso e stabile nel tempo: ogni persona può fluttuare da una fase omosessuale a una etero, o viceversa) è importante invece concentrarsi sulle scelte dei genitori: un giocattolo – prima di essere del bambino – è di proprietà dell’adulto che, scegliendolo, trasmette implicitamente una serie di condizionamenti culturali inerenti le aspettative sociali connesse all’appartenenza di genere.

L’abbattimento degli stereotipi passa esclusivamente attraverso scelte consapevoli compiute dagli adulti che hanno il compito di formare le nuove generazioni ed è importante che questo movimento si sviluppi il più presto possibile: sarà difficile, per un bambino di sei o sette anni, scegliere liberamente di giocare con una bambola se, quando ne aveva due, non gli era concesso di avvicinarcisi o se la sua famiglia non gli ha mai regalato altro che costruzioni e armi giocattolo.

Un po’ di filmati per riflettere su questi argomenti:

https://www.youtube.com/user/goldieblox

Qui, invece, trovate il link al sito internet di un’iniziativa inglese con la quale si chiede ai produttori di giocattoli e alle case editrici di non etichettare i prodotti a seconda dell’appartenenza di genere dei fruitori: http://www.lettoysbetoys.org.uk/

Trovo, in particolare, questa iniziativa assolutamente condivisibile: i bambini dovrebbero sentirsi liberi di giocare con qualsiasi cosa interessi loro. Let toys be toys!

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