La lezione di oggi

28 Novembre 2014

Il mio venerdì mattina è cominciato con un po’ di sano jogging. Non sono una grande sportiva ma mi rendo conto che l’attenzione e la cura che ogni giorno impiego per rendere forte e sano il mio cervello è molta, molta di più di quella che utilizzo per fortificare il mio corpo. E se prendiamo per buona la locuzione latina mens sana in corpore sano allora è giusto far qualcosa di buono anche per il fisico.

Così, come dicevo, questa mattina ho dedicato un paio d’ore del mio tempo per una sana corsetta. Al mio rientro a casa, seguendo la classica routine quotidiana, apro la cassetta delle lettere per prendere la posta appena consegnata dal portalettere. Insieme a poche buste un sacco di pubblicità. Una, però, mi colpisce subito e decido di non cestinarla. E’ un piccolo catalogo di giochi del negozio di giocattoli che si trova in fondo all’isolato. Lo sfoglio sapendo già cosa avrei trovato: rigide distinzioni maschio/ femmina, sovrabbondanza di un color-rosa-confetto-quasi-disgustoso nella sezione delle bambine, tripudio di blu e verde scuro nel reparto dei “giochi da bambino”. Verifico le tipologie di giochi proposti: per le bambine abbiamo tutta una linea “amore mio” composta da bamboline, passeggini, biberon e vasini. Nella pagina seguente il registratore di cassa di Barbie, il Folletto – il celebre aspirapolvere – per diventare una brava donnina di casa. Sfoglio rapidamente la parte dedicata ai bambini: costruzioni, costumi per travestimenti, giochi musicali e calcetto. Prima della rigida ripartizione i creatori del volantino hanno indicato un’area grigia per “il mondo dei piccoli”: qui essere maschi o femmine conta un po’ di meno. Le costruzioni lego, i giochi creativi e quelli educativi sono comunque di pertinenza nell’area “bambino”.

Mentre sfoglio questo catalogo ripenso a quante ore abbiamo dedicato – la collega Anna ed io  – a discutere di questi argomenti con gli studenti delle scuole che, in più di tre anni di attività, abbiamo incontrato. Per molti discutere di questi temi è una perdita di tempo: in fondo, “è solo un volantino pubblicitario”. Invece è molto di più. E’ il modo con cui orientiamo i sogni delle bambine e dei bambini. I bambini si immagineranno supereroi, le bambine “solo” delle casalinghe. Non c’è nulla di male a decidere di dedicarsi esclusivamente alla famiglia, ma se non vengono fornite altre prospettive  (o se quelle proposte vengono fatte sembrare difficili, faticose, dispendiose) allora diventa un’imposizione.

Sfogliando il volantino ripensavo al bel video di Chimamanda Ngozi Adichie

Il problema con il genere è che prescrive come dovremmo essere, piuttosto che riconoscere come siamo.
Ora, immaginate quanto saremmo stati più felici, quanto più liberi di vivere le nostre vere individualità, se non avessimo avuto il peso delle aspettative di genere. Ragazzi e ragazze sono innegabilmente diversi, biologicamente . Ma la socializzazione esagera le differenze, e allora diventa un circolo che si alimenta da solo.

Sto cercando di disimparare molte delle lezioni di genere che ho interiorizzato quando ero piccola. Ma a volte mi sento ancora molto vulnerabile di fronte alle aspettative di genere.

Disimparare la lezione prescritta dal genere è difficile per una bambina, è difficile per un bambino. E’ un processo faticoso perché cambiare quegli elementi dati da sempre per scontati è difficile. E’ difficile, non impossibile. La cultura è un fenomeno in costante evoluzione e il grado di sviluppo della stessa è direttamente proporzionale al livello della popolazione che l’ha creata. Con la giusta attenzione a queste tematiche, con finanziamenti adeguati (tasto dolente) per realizzare interventi in tutte le scuole (non solo in quelle “più fortunate”) questo processo forse potrebbe velocizzarsi un po’. Ma Anna ed io non cediamo: incassiamo la lezione di Chimamanda e andiamo avanti.

La cultura non crea un popolo. Il popolo crea una cultura.
Quindi, se è effettivamente vero che la piena umanità delle donne non è la nostra cultura, allora dobbiamo renderla la nostra cultura.

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5 responses

  1. Paolo ha detto:

    non credo che il genere sia solo una pura costruzione culturale nè credo che sia solo biologia, noi tutti siamo l’una e l’altra cosa: la femminilità e la mascolinità si possono vivere in tanti modi più o meno statisticamente frequenti ma tutti legittimi e autentici..sui giocattoli io sono per la flessibilità: se la bambina vuole la Barbie gira la moda è ok, se vuole le macchinine è ok, se li vuole entrambi è ok. E così il maschietto..è questo che si dovrebbe dire.

    Il video di Ngozi Adichie è molto bello, credo però che le aspettative dei genitori e della società ci saranno sempre, l’importante è che non ci schiaccino e secondo me è possibile affrontarle sopratutto oggi, e io cerco di non pensare mai che chi agisce in un certo modo lo faccia sempre e solo per le aspettative degli altri. Aggiungo una cosa: un uomo (ma anche una donna) forte non è uno che non ha mai paura ma uno che non si fa dominare dalla paura, che la affronta, e certo che un uomo può piangere ma la sensibilità non ha niente a che fare con la frequenza dei pianti e vale per gli uomini come per le donne

    1. Paolo ha detto:

      certo che un uomo può piangere per i motivi più diversi come può succedere anche ad una donna ma la sensibilità non dipende dalla frequenza o la quantità dei pianti, anche perchè c’è una differenza tra sensibile e piagnucolone e vale per gli uomini come per le donne

      1. Paolo ha detto:

        e non sto dicendo che chi piange facilmente è un piagnone sto dicendo che non è nè più nè meno sensibile e sincero di chi piange poco, più difficilmente o si trattiene..(e ripeto:vale per entrambi i sessi)

    2. alessiadulbecco ha detto:

      Buongiorno Paolo, grazie per il tuo commento. Mi permetto di aggiungere alcune considerazioni a riguardo:
      – il genere è il termine che, nelle scienze sociali, designa quell’insieme di aspettative (sociali) connesse a ruoli e modelli di relazioni a seconda dell’appartenenza sessuale del soggetto. Per questo sesso (biologico) e genere (sociale) sono due termini distinti. Il genere perciò è una costruzione sociale.Si può nascere maschi o femmine ma uomini o donne si diventa (parafrasando un po’ de Beauvoir). Sono molto felice di sapere che, nella tua esperienza personale, avere un bambino che chiede a babbo natale una barbie o cicciobello non sia vissuto come un potenziale pericolo. Questo mi rincuora, credimi! Purtroppo la mia esperienza professionale mi dice il contrario: proprio lo scorso anno ho realizzato un progetto educativo – rivolto ai bambini del nido di infanzia (fascia di età 24-36mesi) e ai loro genitori. Il progetto era relativo all’abbattimento degli stereotipi di genere. Ora,mentre bambini di 5 o 6 anni si avvicinano con difficoltà ai giochi tradizionalmente destinati al sesso opposto, bimbi così piccoli non manifestano ancora questa costruzione stereotipata. Ti posso assicurare però che quando mostravo gli esiti delle attività svolte coi bimbi ai loro genitori (fotografie dei momenti di gioco, etc) molti di essi rimanevano completamente scioccati! E questo capitava maggiormente se il pargolo in questione era un maschietto: i genitori trovavano inconcepibile che in un Nido il bambino potesse giocare con qualsiasi cosa (dal banco del meccanico al set della parrucchiera)! E la mia esperienza trova un rispecchiamento nelle altre di tanti colleghe/i che portano avanti iniziative di questo tipo. Credo perciò ci sia ancora parecchio da fare a riguardo..
      Riguardo al video credo anche io che oggi ci siano più strumenti per combattere stereotipie e violenze di genere, bisogna però educare tutti a cambiare visione delle cose 🙂 spero di leggere presto altri tuoi commenti e scambiarci punti punti di vista. Un buon weekend!

      1. Paolo ha detto:

        conosco la definizione di genere che danno le scienze sociali (e cosa diceva la De Beauvoir) ma resto della mia idea: le aspettative esistono ma chi sembra rispondere ad esse non è nè più nè meno autentico di chi non vi corrisponde, non necessariamente. La femminilità e la mascolinità si vivono in tanti modi quanti sono gli uomini e le donne nel mondo, modi statisticamente frequenti o meno ma sempre legittimi e autentici
        Quanto ai genitori che si scandalizzano se il bambino maschio gioca con la parrucchiera quello è un problema: sia che il bambino faccia giochi per così dire statisticamente associati al suo genere o no va rispettato.

        sul tema ho letto questo interessante post della psicologa Costanza Jesurum:
        https://beizauberei.wordpress.com/2014/11/21/psichico-7-bambini-e-questioni-di-genere/

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