La buona scuola…e i buoni insegnanti

5 Maggio 2015

Ok, sto per scrivere un post scomodo, lo so. 

Vorrei scrivere alcune opinioni, molto a caldo, sullo sciopero della scuola di oggi, contro la riforma proposta dal governo Renzi.

La mia non vuole essere una critica ma solo una serie di osservazioni su quello che ho visto oggi su giornali e TV. Non conosco nel dettaglio tutti i punti della riforma (e, però, lasciarmelo dire: in base alle interviste ascoltate oggi nei vari telegiornali non so neppure se i manifestanti abbiano chiara la questione) per questo le mie osservazioni saranno parziali e decisamente molto personali.

Vorrei partire da una domanda un po’ provocatoria: siamo davvero sicuri di poter affermare che ‘la buona scuola’ sia quella fatta dai docenti scesi oggi in strada? Io credo che di insegnanti degni di questo nome ce ne siano davvero pochi. in tutta la mia carriera di studentessa ho incontrato cinque, massimo sei insegnanti strepitose. Le maestre Tersa, Rosa e Angela durante il percorso delle elementari, le prof. Ottobelli e Pallastrelli negli anni della scuola superiore. Delle medie ho solo ricordi negativi: la professoressa di ginnastica che si divertiva a umiliarmi al quadro svedese, la prof. di italiano decisamente sadica. Al liceo ricordo la professoressa di latino e il clima di terrore che sapeva creare, di nuovo la prof. di ginnastica che mi obbligava a giocare a pallavolo (nonostante proprio non fossi in grado!). 

Ascoltando le varie interviste mi è parso di capire che il punto maggiormente contestato sia quello relativo al nuovo inquadramento dei presidi. Gli insegnant* intervistati ritengono che accentrare troppi poteri nelle mani di un’unica persona possa produrre alcuni rischi: il rischio di una deriva dittatoriale, il rischio, per un docente, di essere valutato e licenziato a piacimento del dirigente scolastico.

È chiaro che per poter essere precisi bisognerebbe leggere in dettaglio il testo della riforma ma, come dicevo, questo è un post ‘di pancia’, scritto per raccogliere una serie di considerazioni pensate e scritte in fretta.

Io non credo che un docente con un regolare contratto possa essere cacciato solo perchè ‘non gradito’ al preside. Il licenziamento prevede sempre una giusta causa. Credo però che anche per un insegnante sia importante essere valutato nel corso del proprio lavoro. Io, come consulente a partita iva, sono sempre suscettibile del controllo dei miei committenti che, se non ritengono il mio operato all’altezza, sono pronti a optare per un altr* professionista. Durante il liceo ricordo l’insegnante di latino del triennio che era completamente incapace di fare bene il proprio lavoro, ricordo di altri docenti incapaci di pensare ad una programmazione adeguata a fornire a noi studenti una formazione adeguata. Tralasciando quelle poche e rare eccezioni, ricordo che avrei voluto insegnanti migliori.

Magari ci saranno altri mille motivi per scendere in piazza, per protestare e ovviamente rispetto chi oggi l’ha fatto. Solo mi piacerebbe che i motivi fossero anche altri, non solo la paura di sentirsi ‘valutati e osservati’ dal preside. Per me un buon insegnante non ha paura di essere valutato per cosa o come insegna, non ha paura del feedback dei propri studenti o dei suoi superiori, non ha paura, soprattutto, di mettersi in discussione. Il mio timore è che molti insegnanti ritengano che il posto fisso sia un modo per sgravarsi di tanti problemi, una strategia per ‘sedersi’ e fare il meno possibile. Proporre contenuti superati, evitare l’autocritica. Non per tutti, ovviemente, ma ho l’impressione che per alcuni fare l’insegnante sia come essere impiegati al catasto.

Per questo credo davvero ci sia bisogno di una buona scuola e, ancora di più, di buoni insegnanti. E per questo mi chiedo: perché gli insegnanti che sono scesi in piazza oggi non si organizzano per creare una controproposta? 

Un’altra cosa che mi piacerebbe vedere nel mio paese (anche in seguito alle recenti manifestazioni no expo ): essere più propositivi e meno contestatori.

, , , , , , ,

8 responses

  1. gabrielefilosi ha detto:

    é vero, molti insegnanti dovrebbero fare un bell’esame di coscienza, ma ci sono moltissime proposte alternative (di sindacati ed insegnanti in primis), di cui non s’è mai veramente parlato e non se ne parla tutt’ora. Purtroppo l’istruzione nel nostro paese sta a cuore a pochi, ancora molta gente non capisce che scuola significa futuro migliore per tutti. Non credo che la “buona scuola” del governo attuale possa davvero migliorare un sistema scolastico alla deriva.. diamo tempo al tempo.

    Bell’articolo, volevo condividere il mio parere, alla prossima!

  2. hankabu ha detto:

    La tua statistica impulsiva è stata fatta su un campione di quanti? 13 professori fino a liceo.Mi sembra un pò poco per poter fare di tutt’erba un fascio. Perdonami ma la tua esperienza è slegata dai motivi della protesta, e se mischi tutto insieme il punto focale del discorso è davvero confusionario.
    Ti consiglio di informarti davvero se questo sciopero ti ha risvegliato curiosità, potresti scoprire che esite un mondo di precari che sono scesi in piazza perchè le loro graduatorie sono bloccate.
    Hanno manifestato contro il mancato rinnovo del contratto, la mancata assuzione di personale ATA ( i bidelli e il personale scolastico ) e docenti delle graduatorie di istituto, oltre all’aumento dei poteri attribuiti al Dirigente Scolastico.
    Per la prima volta nella storia d’Italia ( la prima volta….. lo ridico) sono scesi in piazza i professori di ruolo, quelli con un contratto a tempo indeterminato – e tu sai quante garanzie hanno i dipendenti statali – perchè sono stati colpiti anche loro.
    Se vuoi farti un’idea magari leggi orizzonte scuola, è un sito molto affidabile.
    Ti assicuro che non era una protesta fatta senza consapevolezza, ma è chiaro che in televisione ti fanno vedere solo una parte di quello che è davvero lo sciopero.

    1. alessiadulbecco ha detto:

      Ti ringrazio per il commento e per i consigli, se vorrò approfondire sicuramente seguirò i siti che mi hai detto.
      Detto questo, l’intento del mio post era chiaro: porre una domanda che fosse una provocazione. Non parto da nessuna statistica, mi sono solo limitata a fare un’osservazione sulla mia esperienza personale di studentessa (13 anni – non insegnati! – di carriera e circa una ventina di insegnanti). Su venti ne salvo non più di cinque o sei…la cosa buffa è che, confrontandomi con nuove persone conosciute qui (firenze e città limitrofe) il quadro che emerge non è tanto più confrontante. Un’altra osservazione che faccio (ripeto, osservazioni, nessuna pretesa statistica) riguarda invece la mia attività professionale: per svolgere iniziative a sostegno del Cav in cui ho lavorato 4 anni ho avuto modo di entrare, più di una volta, in quasi tutte le scuole medie e superiori della mia provincia (imperia; se verifichi, cartina alla mano, vedrai che è un territorio molto vasto e le scuole sono dislocate in situazioni anche molto diverse, dall’entroterra – e ti assicuro che alcune di queste sono veramente anacronistiche – a quelle più tecnologiche, belle e rinomate della città). Dicevo, entrando in queste scuole mi è capitato di trovare l’insegnante completamente incapace di accettare che figure professionali diverse potessero entrare nelle aule a fare un intervento pianificato con dirigente e corpo docente (insegnanti che, mentre tu parli, utilizzano un linguaggio non verbale palese per farti arrivare chiaro e forte il messaggio per cui di queste cose a loro non importa nulla), insegnanti), insegnanti che – mentre tu svolgi l’incontro – restano in aula e commentano in maniera molto violenta le risposte date dai ragazzi (sono incontri sull’affettività e la violenza di genere. È fondamentale che i ragazzi parlino e si confrontino, non che tipo di riposta danno…e in ogni caso si tratta di una mossa irrispettosa nei confronti di chi ha l’incarico di condurre le attività!). Insegnanti che non perdono occasione di umiliare alcuni allievi. In compenso, però, ho trovato un sacco di giovani che – al termine dell’incontro – mi avvicinavano e si scusavano per il comportamento imbarazzante tenuto dall’insegnante …
      Anche qui, non sono statistiche sono osservazioni. Per fortuna non in tutte le scuole, ma in tante, ho trovato comportamenti di questo tipo.
      Immagino che la riforma posa avere tanti contenuti sbagliati, non lo metto in dubbio. Ma credo che il ‘problema scuola’ sia storicamente più datato. Questo sciopero, come dici tu, è stato sicuramente emblematico perché tutte le sigle sindacali si sono riunite per dire no, ma di scioperi in favore della scuola/contro certe riforme – se ci penso – me ne vengono in mente tantissimi che sono stati fatti negli ultimi decenni.
      Per questo, sempre provocatoriamente, mi chiedo: basta dire ‘no’ per cambiare le cose? Il valore di un gesto di dissenso è innegabile, ma forse non basta. Forse, dopo aver detto no, bisogna lavorare attivamente affinché le cose cambino.

      1. hankabu ha detto:

        Ecco però è la retorica di questo cambiare che, forse, non va bene. Non ogni cambiamento è positivo e la contrapposizione sì/no è ideologica. Ieri sono scesi in piazza i precari esclusi dalle assunzioni e che non potranno più neanche fare le supplenze perché hanno raggiunto i 36 mesi di servizio oltre i quali lo stato sarebbe costretto ad assumerli e invece preferisce lasciarli a casa senza più neanche le supplenze(art.12 buona scuola), i docenti contrari alla centralità del preside-manager che potrebbe assumere, dispensare premi e punizioni senza passare per il consiglio d’istituto come fosse un capo d’azienda, quelli che non vogliono gli sgravi fiscali per chi manda i figli alle private e finanziamenti da parte dei privati alle stesse scuole pubbliche che potrebbero introdurre disparità, quelli che pensano che la formazione specialistica delegata ai privati sia manodopera minorile a costo zero. Insomma di argomenti ce ne sono: la retorica cambiamento/reazione è un mezzo (vecchio) che il governo usa per squalificare la piazza. Detto questo hai perfettamente ragione, la scuola andrebbe cambiata ma in maniera più partecipata. C’è ad esempio una proposta di legge popolare, la Lip, fino ad oggi ignorata dal parlamento.

  3. IDA ha detto:

    Scuola pubblica, democrazia, diritto allo studio, libertà didattica. Parlare di queste cose ti sembra non fare proposte? Questi sono principi, che con la nuova riforma verranno distrutti. L’insegnanti come in tutte le categorie vi sono di tutti i tipi, che negli ultimi trent’anni la scuola è andata avanti solo grazie all’insegnanti, dalla riforma Moratti in poi. Non sono scesi in piazza a difendere interessi personali, e ne avrebbero motivi; ne ricordo alcuni, contratto scaduto dal 2008, l’insegnanti possono fare anche più di trecento chilometri al giorno, per recarsi sul posto di lavoro, senza rimborso spese. Non basta essere laureati occorre un’abilitazione, come compenso dopo trent’anni di carriera, in un liceo, 1850 euro al mese. Dicevo non sono scesi in piazza a rivendicare dei diritti personali ma per la scuola pubblica.
    https://eleonoracirant.wordpress.com/2015/05/06/buonaxdavvero-5maggioscioperogenerale-corteo-di-milano/

    1. alessiadulbecco ha detto:

      Ciao Ida,
      Parlare di diritto allo studio, libertà didattica e delle altre cose che hai citato neltuo commento significa per me parlare di diritti. Le proposte per me muovono da una base valoriale ma sono molto più concrete (es.: assunzioni. Come faccio a favorirle? Che ripercussioni economiche ha una mossa di questo tipo? È sostenibile? Etc..).
      Ti ringrazio molto anche per il link, ho guardato il video e in linea di massima lo condivido. Certo, rispetto all’opinione di quel l’insegnante che dice che il concorso garantisce il merito ho qualche perplessità… Io di concorsi ne ho fatti parecchi, come educatrice e come coordinatrice pedagogica e ti posso assicurare di aver visto certi ‘magheggi’ da lasciare basito anche houdini…alla faccia del merito e delle pari opportunità!

      1. IDA ha detto:

        Non puoi fare proposte, perchè gli obbiettivi dei governi che si sono succeduti in questi ultimi anni, sono contrari alla scuola pubblica. secondo per fare proposte bisogna sono necessari due requisiti: democrazia e soggetti della riforma e non oggetti.
        I concorsi, è vero possono essere pilotati, falsati, ma hai dei diritti, puoi fare ricorso. La chiamata diretta non va in base ad un presunto merito ma a convenienze e simpatie.
        la spesa pubblica per la scuola in Italia ammonta al 4,6% del PIL, siamo l’ultimi d’europa, basta pensare che la Turchia spende il 7% del PIL.
        Come la sanità pubblica ci insegna che il privato nel pubblico non porta nessun beneficio ma solo un aumento di costi.

  4. credo che per valutare preparazione e metodo d’insegnamento di un docente serva l’occhio di esperti esterni, non un preside che può decidere di premiare per simpatia: https://liberodifareilfuturo.wordpress.com/tag/il-pasticcio-della-non-buona-scuola/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


Ultimi articoli

Femminismi sotto l’ombrellone: 6 libri… più 1!

Nelle ultime settimane, complici ritmi di lavoro meno serrati, mi sono dedicata alla lettura di alcuni libri femministi pubblicati recentemente. Perché no, il femminismo non va mai in vacanza! Vi… Leggi di più »

L’Italia non ha ancora fatto i conti con la violenza del suo passato coloniale

In queste ultime settimane si è riacceso il dibattito nei confronti della statua dedicata a Indro Montanelli, celebre firma del Corriere della Sera e fondatore de Il Giornale, presente all’interno… Leggi di più »

Non è revenge porn, ma violenza di massa

Su l’Indiscreto, il mio articolo riguardante il fenomeno del Revenge Porn:   Inizialmente si trattava di vendetta privata – fino a qualche anno fa, infatti, la diffusione del materiale scorreva… Leggi di più »

Alessia Dulbecco © 2020 - All rights reserved - Design by Luca Minici | Privacy Policy | Cookie Policy