Io lavoro: femminile, presente. Qualche riflessione e qualche proposta a margine di una bella iniziativa per la comunità

12 Maggio 2015

La vita di una donna è complessa, le sue scelte non sono mai banali, nella vita privata come in quella professionale. Il problema, però, è che la crisi ha colpito entrambi questi aspetti.

io lavoro

La settimana scorsa ho partecipato ad un evento, proposto e promosso dall’Assessora Sara Nocentini a Firenze, all’interno della bella cornice dello Spazio Alfieri. Attraverso le riflessioni di molte donne, ognuna portatrice di un suo personale vissuto professionale, abbiamo cercato di trovare alternative e sviluppare progetti per una città in grado di accogliere il femminile come un valore, anziché come un problema.

Anna Maria Romano, coordinatrice delle donne CGIL della Regione Toscana ha introdotto il problema partendo dai dati: la crisi ha colpito maggiormente le donne (è infatti all’interno della popolazione femminile che si registrano i più alti tassi di disoccupazione e la presenza di contratti atipici) nonostante abbiano un percorso formativo migliore per  qualità (perché si laureano con voti più alti) e quantità  (perché si laureano in tempi più rapidi).

Come però ha fatto notare Irene Biemmi, pedagogista ed esperta di tematiche di genere, le donne sono ancora costrette ad una sorta di segregazione poiché  lavorano prevalentemente all’interno delle professioni di cura. Un settore, come quello scolastico, che ha cominciato a perdere a poco a poco di importanza con il loro ingresso. Bambini e bambine compiono un percorso formativo fianco a fianco ma quando si tratta di fare scelte in vista del futuro queste ricadono ancora sotto la lente di vecchi stereotipi di genere.

Nel corso del’evento, introdotto e moderato dalla bravissima Daniela Morozzi, la riflessione sugli aspetti teorici e culturali si è andata intrecciando con esempi concreti: quelli di donne che sono riuscite a compiere passi importanti. Donne che hanno scelto di essere madri nonostante il periodo di crisi e di difficoltà sul lavoro, come Chiara Brilli, giornalista di Controradio. Donne che hanno deciso di avviare un’impresa, come la viticultrice Miriam Caporali. O come Barbara Imbergamo, che oltre ad avere a cuore le tematiche legate agli sterotipi di genere (vi avevo parlato di Cuntala , il  gioco di carte per contrastare gli sterotipi) si interessa dei freelance con ACTA, la sua associazione. O come Gioia Gottini, che, in qualità di coach, si impegna ad aiutare e sostenere le donne che decidono di lanciarsi nella libera professione che è – oggi come oggi – davvero un’ “impresa”.

Come counsellor e come pedagogista ho trovato questo evento davvero importante. Anche io, come donna, riscontro molti dei problemi emersi durante il dibattito. Farsi strada è difficilissimo, avviare una libera professione (come sto cercando di fare) è sicuramente complicato. Lo è (forse) per tant* – uomini e donne -, visti i tempi bui, ma ancora di più per noi, dato che al momento partiamo con qualche svantaggio in più.

Come professionista, però, so che è fondamentale lavorare sulle risorse e fare rete. Sogno di dare un contributo a Firenze, città che mi ha accolto da poco tempo con una dose di calore straordinario, di mettere a disposizione ciò che meglio so fare per il benessere delle donne. Lavorare sui nostri punti di forza, magari attraverso di interventi di counselling per le giovani donne, puntare sulle nuove  generazioni attraverso percorsi di educazione al rispetto di genere e al contrasto degli stereotipi… proprio quegli stereotipi che sul lungo periodo ci tagliano le gambe e ci costringono a scelte limitanti. Lavorare sulla genitorialità (non solo con le donne!) per educare uno sguardo che sappia coglierne, in prospettiva, la bellezza e la ricchezza, anziché i limiti e i problemi contingenti che in un primo momento può portare.

Credo molto nel “potere” dell’educazione: lavorando sui pregiudizi culturali, sulle difficoltà del presente si può compiere un’autentica rivoluzione sociale. Partire dal femminile può rendere questo percorso più facile per via delle risorse, dello spirito di adattamento e di innovazione che spesso le donne possiedono in maggiore quantità rispetto alla controparte maschile. Perché, diciamolo, a lavorare in multitasking, a guardare ai problemi da tante angolazioni, ad accettare i cambiamenti le donne sono state educate proprio da questa società, poco includente e molto faticosa. Parafrasando Giovanni Soriano, le donne hanno imparato a “fare di ogni dolore una perla”.

Mi piacerebbe iniziare a lavorare su queste difficoltà per produrre, insieme, nuove perle.

(foto di M. Quinti)

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One response

  1. Paolo ha detto:

    non giudico una donna o un uomo più o meno vittima di stereotipi a seconda delle sue scelte lavorative ma comunque apprezzo molto questo post

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