Il migliore dei mondi possibili e la normalizzazione della normalità

19 Dicembre 2014

pitt

Sto scrivendo alcune cose su facebook quando, all’improvviso, vedo comparire una notizia tratta dal sito di fanpage.

La notizia reca il seguente titolone:

Shiloh Jolie Pitt ama vestirsi da maschio e vuole farsi chiamare “John”

 

La notizia di per sé è banale: una bambina di 8 anni vuole vestire con abiti maschili, avere i capelli corti e attualmente preferisce farsi chiamare John. Il fatto, poi non è neppure così recente: già nel 2010 Jolie dichiarava che la bambina preferiva indossare vestiti da maschio e portare i capelli corti. “Vuole essere un ragazzo”, affermava l’attrice.

Mi importa poco della notizia in sé, ovviamente, ma del modo – un po’ allarmistico, un po’ melenso – che hanno usato gli autori per raccontarla. Nonostante la bambina abbia adottato questi comportamenti già da diversi anni sembra che l’autore faccia di tutto per “normalizzare” questa notizia e renderla accettabile agli occhi dei lettori. Prima viene etichettata tomboy – neanche fosse Jo di Piccole donne! – perché le etichette servono sempre ad inquadrare chi “sfugge” alla visione tradizionale, poi il giornalista si interroga sul comportamento dei coniugi Pitt, chiedendosi se altri genitori (quelli “normali”) sarebbero stati così di ampie  vedute. E’ chiaro che il sottotesto è un bel NO,NONLOSAREBBEROSTATI! grande come una casa. Per questo si premura subito di trovare spiegazioni alternative

Ma è altrettanto probabile che quella di Shiloh sia una fase dovuta al fatto di convivere con tre fratelli maschi più grandi (benché abbia in famiglia anche due sorelle).

Le spiegazioni “alternative” non lo sono poi molto, nella sostanza: è vero che la bambina ha due fratelli più grandi – e ciò potrebbe giustificare il fatto di voler assomigliare a loro – ma possiede anche due sorelle più piccole! Il dubbio viene insinuato con la stessa velocità con cui si è soliti lanciare il sasso e nascondere la mano: subito viene chiamata in causa l’esperta di turno che spiega:

Esplorare entrambi i generi è assolutamente normale. Ma il problema consiste nel fatto che abbiamo represso questa cosa per così tanto tempo, che ora le persone pensano che sia sbagliato. Non puoi diventare quello che sei finché non sai quello che non sei.

In sostanza quello che mi pare di notare sono i soliti pregiudizi triti e ritriti: la bambina è perfettamente normale, sta solo esplorando il genere dei fratelli che ama molto. Vero, potrebbe essere così. Ma se non lo fosse? Dobbiamo sempre trincerarci dietro questa parvenza di pseudo normalità per poter parlare di argomenti relativi all’identità di genere? Dobbiamo sempre cercare di normalizzare ciò che di per sé è normale? Gli stereotipi descrivono un mondo anormale, dove tutte le donne adottano comportamenti “da donna”, dove tutti gli uomini si innamorano di donne, dove tutti i maschi si comportano “da uomo”. Il problema è che questa NON è la normalità, con buona pace degli autori dell’articolo di fanpage e dei milioni di altri autori che scrivono sul tema ogni giorno. Il mondo che loro descrivono è normativo perché fornisce una sola possibilità. Per fortuna nella pratica le cose non stanno proprio così. Basterebbe svicolarsi dai pregiudizi che ogni giorno ingabbiano le nostre esistenze ( del giovane che non può baciare in piazza il proprio compagno per paura delle ritorsioni, della donna costretta ad assumere un modello iperfemminile e a sottostare alle regole – scritte dagli uomini per gli uomini – della sessualità, e gli esempi potrebbero andare avanti all’infinito) per scoprire che il migliore dei mondi possibili è quello che ognuno di noi si crea, con le proprie scelte, le proprie decisioni, le proprie convinzioni.

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7 responses

  1. Paolo ha detto:

    anche una donna (etero o no che sia) percepita come “iperfemminile” sta seguendo se stessa e non “regole scritte “da uomini per uomini”,
    shiloh vuole farsi chiamare John e vestirsi da maschio, forse è una fase e crescendo accetterà di essere una ragazza in accordo col suo sesso biologico come la maggior parte delle persone o forse no e sarà un ragazzo transgender e non c’è nulla di sbagliato. Comunque non è una fase obbligatoria:insomma la bambina che esplora il genere opposto è se stessa come una bambina che si riconosce nel suo idem per il bambino..la ragazzina in giacca e cravatta è se stessa quanto la ragazzina col vestitino rosa
    la mascolinità e la femminilità si vivono in tanti modi quanti sono gli uomini e le donne del mondo, e ogni uomo e ogni donna vive la sua identità in tanti modi, ci sono modi di vivere la femminilità che sono statisticamente più frequenti di altri ma sono tutti legittimi e autentici (idem per la mascolinità)

    1. Paolo ha detto:

      “sta seguendo se stessa ”
      e le proprie scelte e decisioni eccetera

    2. Paolo ha detto:

      ed è ovvio che una bambina resta una bambina e può continuare a sentirsi tale anche se le sue preferenze in fatto di giocattoli (per esempio) non corrispondono a quelle delle altre bambine

  2. Il rasoio di Occam ha detto:

    Anche dell’omosessualità e bisessualità una volta si diceva comunemente “è solo una fase”, “stai solo esplorando”, “non hai trovato la ragazza giusta”, “è troppo presto per sapere cosa ti piace”. Più che esprimere tolleranza, sembra un modo per esorcizzare la paura che il bambino o la bambina siano “diversi”. Infatti ai bambini etero e cis-gender, non si dice mai che stanno solo esplorando… ve lo immaginate? “Tesoro, ma sei sicuro che ti piacciono le femminucce? Hai mai provato a baciare un maschietto?” XD

    1. Paolo ha detto:

      Personalmente non esorcizzo nulla. A volte dichiararsi bisex è una fase che porta ad accettare la propria omosessualità, a volte invece si è bisessuali e basta, non c’è altro da scoprire
      Tornando a Shiloh/John l’importate è che abbia genitori solidali qualunque cosa accada

  3. Sara Fabrizi ha detto:

    La cosa veramente penosa è che c’è chi dice che la Jolie e il marito stiano cercando di strumentalizzare la figlia per ottenere visibilità; stanno semplicemente usando il metodo più giusto: aspettare e guardare, senza forzare la bambina a seguire un modello precostituito che corrisponde alla norma soltanto perchè è quello più diffuso.
    Shiloh magari da grande riprenderà il proprio nome e continuerà a vestirsi da uomo semplicemente perchè si sentirà a suo agio così e non con le gonne; o magari si identificherà come uomo; oppure esprimerà la propria preferenza per vestiti e comportamenti giudicati più “femminili”. L’importante è che viva serenamente l’identità a cui sente di appartenere.

    1. alessiadulbecco ha detto:

      pienamente d’accordo, Sara!

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