…e per gli uomini cosa fate?

29 Giugno 2016

Succede sempre.

Ogni volta che, in una situazione informale (un aperitivo con amici, dal parrucchiere…) sono “costretta” a dire che lavoro faccio subito mi viene posta la domanda più scomoda di tutte.

Di solito affronto l’argomento con molto tatto. Non urlo ai quattro venti che lavoro in un centro antiviolenza ma racconto che mi occupo di violenza di genere, che come pedagogista progetto interventi educativi che possano servire a contrastare una cultura – gretta e maschilista –  e a proporne una migliore, più inclusiva e aperta per i bambin* e gli adult*. Queste considerazioni di solito non sono neppure recepite. “Ah, ti occupi di donne picchiate in casa dai mariti allora. Ehh…se ne sentono così tante oggigiorno. Ma per gli uomini cosa fate?”.

Sempre. Sempre. E no, non sono solo gli uomini a chiedermelo…spesso sono proprio le donne. “Cosa fate per gli uomini che subiscono dalle mogli, invece?? Ahhh, guarda..ho conosciuto delle tipe..delle vere arpie che sono diventate anche peggio in fase di separazione dal poveretto”.

Cosa faccio in situazioni di questo tipo? Una gran parte delle mie energie se ne va nel tentativo – stoico – di mantenere la calma e non aggredire verbalmente l’interlocutore di turno (l’Analisi Transazionale mi ha insegnato a contrastare i giochi psicologici, anziché caderci dentro..certo, è faticosissimo ma deve essere fatto…essere trascinati al suo stesso livello è sicuramente controproducente per me).

Poi, lentamente provo a ribattere. 

Cosa facciamo con gli uomini? Beh, facciamo in modo che non siano più degli autori di violenze ad esempio. In questo senso sono fiera di collaborare col Cam, primo centro che si occupa di uomini maltrattanti nato a Firenze nel 2009, il cui lavoro consiste  proprio nell’avviare percorsi – educativi e psicologici – per aiutare gli uomini che agiscono violenza nelle relazioni a cambiare modalità e comportamenti.

Al di là di questo…niente. Non si fa nulla perché il fenomeno da loro indicato non ha origini sociali, culturali, antropologiche da combattere. La violenza degli uomini contro le donne, invece, si. E no, non è la costruzione organizzata ad hoc da quattro pazze femministe. Purtroppo la violenza di genere ha dei paramenti specifici che la rendono un fenomeno socialmente indagabile e rilevante per le sue conseguenze. Certo, anche le donne possono essere violente ci mancherebbe. Il problema però è che queste forme di violenza non possono essere indagate alla luce della dinamica di potere e controllo che invece caratterizza la violenza maschile. In una situazione violenta perpetuata da un uomo, infatti, c’è una disparità nella diffusione del potere (pende più da una parte, per dirla alla spicciola) e nel controllo (che è agito dall’uomo allo scopo di limitare la donna).

No, che io sappia non esistono associazioni  – serie – che aiutano gli uomini a sottrarsi alle angherie di quelle brutte arpie di sesso femminile.

Certo, in rete si trova di tutto. Lupi vestiti da agnelli soprattutto. Come questa pagina Facebook che mi ha segnalato la mia amica Elena 

Nella descrizione si legge che si tratta di un”movimento egualitario di uomini e donne per la parità dei sessi e la difesa degli esseri umani di sesso maschile”.

Già qui a me sorgono dei dubbi: è un movimento per la difesa degli uomini (inteso come maschi) o per la parità?

Basta osservare ciò che viene postato per notare fin da subito il più gretto maschilismo (oltre che una serie di luoghi comuni). Quello più grande di sempre è la diversità di trattamento tra uomini e donne. 

img 0674 

L’esempio migliore ce lo fornisce questa immagine. Una donna che denuncia uno ‘che gli ha toccato le tette’ viene creduta subito e il malcapitato – che magari si era appoggiato per sbaglio – tratto in galera come il peggiore dei criminali. 

Ecco, vorrei dire solo una cosa. MA MAGARI!  Chi fa il mio lavoro, invece, sa benissimo che una donna spesso non viene ascoltata. Viene trattata con biasimo, rimproverata col più gretto dei paternalismi. Non viene creduta quando racconta anni di soprusi, violenze, ricatti. 

Di immagini come queste, di pagine come queste ce ne sono tantissime. A volte passano indisturbate sotto al nostro sguardo perché non siamo in grado di coglierne i messaggi ulteriori. L’educazione, in questo senso, è l’unica arma che possiamo utilizzare per contrastare gli stereotipi e la violenza di genere e, soprattutto, per costruire una cultura nuova.

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4 responses

  1. Paolo ha detto:

    quelli del MRa sono dei poveri idioti vittimisti e rancorosi come tutti i supporters dei “padri separati”

  2. Paolo ha detto:

    la maggior parte delle situazioni che gli MRA descrivono come svantaggio per gli uomini ( uomo che smezza il conto tirchio versus donna indipendente che smezza il conto, uomo che fissa le tette porco versus donna che fissa il pacco sta flirtando) sono ridicole. se il più grave problema di un uomo è la paura di essere considerato tirchio o porco allora vuol dire che non ha un problema (per inciso: trovo che guardare tette e pacchi sia legittimo, purchè non si sbavi, si può ammirare il corpo altrui senza sbavare)

  3. Paolo ha detto:

    certo che esistono donne violente e anche controllanti ma per qualche ragione gli uomini mandati al cimitero dalla partner controllante e violenta sono molti meno (non dico che non ci sono dico che sono pochi) rispetto alle donne uccise dall’ex partner (e non può essere solo la differente forza fisica perchè è sufficiente avere una pistola per “riequilibrare”)

  4. Parliamone ha detto:

    Inquietante il post di MRA. …

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