Dimmi quando (ma soprattutto: dimmi dove)

21 Settembre 2015

miss

Ebbene, capita ancora che un gruppo di giovani donne si trovi a sfilare e competere, in tv, per ambire al fantasmagorico titolo di Miss Italia.

Capita ancora che un giudice della serata proponga ancora la solita, retorica, domanda del “in che epoca storica avresti voluto vivere” (domanda che di solito io pongo a mia nipote, di anni 10, per provare a interrogarla in modo indiretto sperando di non farmi troppo notare).

Succede, ancora, che tra le giovani donne candidate-miss si propaghi il panico: forse si erano preparate tutte per rispondere alla domanda sulla pace e la fame nel mondo.  Risposte biascicate in un italiano improbabile. Costruzioni sintattiche deboli: anche mia nipote – si, sempre lei, quella di anni 10 – avrebbe fatto di meglio.

Ammetto di aver guardato questi 20 secondi di video con un’espressione tristemente consapevole. Mi aspettavo la retorica, ma questa volta ci ho trovato un bel mucchietto di stereotipi. Sì, quelli triti e ritriti che vogliono la donna come passiva e inerme. Quelli per i quali sarebbe stato tanto bello vivere nel 1942 perché tanto in quanto donna “non avrei fatto il militare”. Magari non avresti fatto il militare ma ti saresti fatta un culo così, cara mia. Probabilmente non hai nonne o bisnonne (data la tua giovane età) a cui chiedere come era, esattamente, vivere in quegli anni, tra figli da crescere da sole, paura per stupri e aggressioni sempre dietro l’angolo, poco cibo e piogge di bombe sulla testa. “sui libri ci sono pagine e pagine”, è vero, ma forse tu non le hai lette con precisione. Le donne c’erano, durante la guerra e anche dopo, come partigiane, c’erano eccome. E hanno avuto un ruolo attivo anche senza indossare l’uniforme o trovarsi al fronte.

Sarebbe stato bello trovarsi davanti una donna competente: avrebbe potuto ribaltare la domanda e sostituire un “quando” con un “dove”. A me, per esempio, piacerebbe vivere in un posto dove alle donne sia concesso qualcosa di più del semplice “ruolo di rappresentanza”. In un paese dove si realizzino azioni concrete per contrastare bullismo, omofobia e femminicidio. Un paese dove siano garantiti i diritti civili a tutt*, indistintamente dai propri gusti sessuali, ad esempio.

Mi spiace che sia questa l’immagine che ancora si cerca di attribuire alle donne. Approssimative e retoriche. Vi prego, ragazze, proviamo a smantellare i luoghi comuni. Che voi ci crediate o no, non siamo tutte così.

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