Di persone libere e di pavidi idioti

13 Febbraio 2015

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Da due giorni è iniziato il Festival di Sanremo e, come consuetudine, evito di seguirlo. La musica che propone non credo sia rappresentativa del contesto italiano. L’ideale che persegue – il politicamente corretto, il presentatore-della-porta-accanto attorniato dalle due vallette/presentatrici e dalla bellissima modella – non mi corrisponde.

Come ogni anno, però, seguo le notizie che riguardano la kermesse e l’idea che mi sono fatta è che anche questa edizione  sia all’insegna del “cerchiobottismo”.

Prendiamo il caso più eclatante, quello di Conchita Wurst. La sua presenza era programmata da tempo (e considerando che la drag queen “creata” Tom Neuwirth ha vinto l’Eurovision Song contest lo scorso anno la sua partecipazione mi sembra più azzeccata dei tanti superospiti attori e modelli, che con la musica non hanno nulla a che vedere) ma  evidentemente non tutti hanno gradito. Per rimediare, in apertura della prima puntata (cioè nel momento in cui lo share è maggiore) ecco arrivare sul palco la formidabile famiglia Anania: 16 figli per opera dello Spirito Santo. L’intervento del capofamiglia dura pochi minuti e non fa che ripetere l’importanza di Dio nella loro vita: tutte le sue considerazioni sono rivolte allo Spirito Santo (manco un “grazie” alla moglie, che si è sorbita la bellezza di sedici gravidanze!). Vabbé, sorvoliamo, mi dico: in ogni caso il sermone ce lo siamo sorbiti. A questo punto mi immagino (sempre per la famigerata teoria del cerchiobottismo) che si giochi ad armi pari e che Conchita apra la seconda serata della kermesse.

Macché. La drag queen si esibisce in chiusura Sette minuti: tre di canzone e quattro di intervista. L’imbarazzo di Carlo Conti è palese: la chiama Tom (per carità, è il suo nome, ma in quel momento – e, da quanto ho potuto capire, in qualsiasi altro momento della sua vita – “Tom” ha deciso di vestire i panni di Conchita: perché è impensabile chiamarla con il nome che si è scelta? Per la nostrana Platinette non ci sono mai stati grandi problemi, mi pare…) e l’unica domanda che riesce a porgerle riguarda..la sua barba (però, che fantasia).

Come si legge su Vanity fair, questo è il rapido scambio di battute tra i due:

«Dimmi la verità, dimmi la verità: secondo te questa barba ti ha aiutato nella vittoria oppure no?».

E la cantante è riuscita con abilità a orientare diversamente la conversazione: «Ovviamente mi ha aiutato, perché mi sarei sentita incompleta senza barba, e se uno non si sente pronto è impossibile avere successo. Quindi per me ha avuto un’enorme importanza. Non so se abbia contato per gli altri, ma per me è stata molto importante».

Conchita è intelligente e riesce a orientare la domanda nel modo giusto, per parlare di sé.

Ovviamente le critiche non si fermano. Sarà Rocco Tanica, dalla sala Stampa, a rincarare quella dose di omofobia che tanto piace all’italiano medio apostrofandola con l’appellativo di “Barbetta”.

Ovviamente la stampa che risponde alle esigenze di una certa popolazione “tradizionalista” (per usare una parola carina..ma forse sarebbe meglio omofoba) si era già scagliata contro la scelta di invitare la drag queen. Come si legge su famiglia cristiana 

«Viene solo a cantare, come artista», ha detto Conti alla vigilia. E vorremmo pure vedere. Perché, cos’altro dovrebbe fare sul palco dell’Ariston Conchita Wurst? Lanciare qualche appello, rifilarci un sermone sull’identità di genere? Dirci che l’identità sessuale non è un dato di natura ma una scelta? No, grazie.

Esattamente, mi chiedo invece io, di cosa hanno paura persone come l’autore dell’articolo, come Rocco Tanica (ma che forse il buon Conti chiamerà Sergio Conforti, visto che è il suo vero nome) o il timorato presentatore? Quale può essere l’imbarazzo di parlare con una persona  quando ne conosci il nome, la professione, i motivi per il suo essere celebre?

Non credo che l’imbarazzo derivi dalla sua sessualità o dall’immagine che si è costruita. Conchita è una persona libera, prima di tutto, perché ha scelto di aderire ad un suo personale modello estetico per sentirsi bene, “per sentirsi completa”, come è solita affermare. E la libertà di sovvertire le regole e i canoni imposti aprioristicamente da sempre spaventa i pavidi… e gli imbecilli.

Mi spiace solo che si sia persa l’occasione di parlare ad un pubblico tradizionalmente non favorevole a questi mutamenti in modo leale e sincero: mostrare Conchita per quello che è. Una cantante bravissima, una persona autentica e consapevole di sé. A volte i contatti con ciò che non siamo soliti aspettarci hanno risultati impensabili ma se la chiusura parte proprio da chi potrebbe favorire anche il benché minimo cambiamento, beh, allora abbiamo perso in partenza.

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9 responses

  1. Paolo ha detto:

    solo una precisazione: una drag queen, a quanto ne so, non è una transgender, è un uomo di spettacolo che ha creato un personaggio femminile che interpreta o si identifica sulla scena, ma non nella vita di ogni giorno (Platinette nella quotidianità è Mauro Coruzzi, la drag queen Divine, a cui Platinette si ispira, nella vita di ogni giorno era Harris Glenn Milstead). Quindi quando Tom è sul palco “è”, interpreta Conchita quindi si dovrebbe usare il femminile.

    (le canzoni d Sanremo sono ben poco interessanti, personalmente non mi dispiace se invitano gli attori, (Charlize Theron è stata stupenda sotto ogni punto di vista)

    1. alessiadulbecco ha detto:

      Sono d’accordo, Paolo. Una drag queen non necessariamente è una transessuale. Da quello che ho potuto leggere, informandomi prima di scrivere l’articolo, Conchita non è una trans e per questo non l’ho mai definita tale, anche se spesso su molte riviste si tende a confondere i due termini. Io non so se Tom abbia una vita oltre a quella che vive come Conchita Wurst (diversamente da Mauro Coruzzi, che invece “veste” i panni di Platinette solo quando appare in tv) in ogni caso se ha scelto di definirsi usando parole e pronomi femminili non vedo perché non accettare la cosa e non usarli di conseguenza 🙂 un saluto!

      1. Paolo ha detto:

        sì dicevo che quando è nel personaggio Conchita (e non so se ci rimanga anche nella vita di tutti i giorni ma non credo) è giusto usare il femminile

  2. stecarole ha detto:

    Concordo con Alessia. C’è ancora molta confusione in merito all’identità di genere, si fa fatica ad usare i pronomi giusti. Io penso che se si presenta come Conchita va rispettata nel suo volersi rappresentare con un’immagine femminile, pur se al di fuori dei canoni voluti da questa società. Semplicemente é.

    1. Paolo ha detto:

      che le donne non abbiano la barba (a parte casi di disfunzioni ormonali rare) non è un canone voluto “dalla società”, semplicemente non ce l’hanno..infatti conchita è una drag queen, non una donna. Quando è Conchita è giusto usare il femminile.

      1. stecarole ha detto:

        No non è una donna. Non ci siamo capiti é semplicemente chi ha deciso di essere. Ciao

        1. Paolo ha detto:

          appunto è una drag queen

  3. alessiadulbecco ha detto:

    …ma a chi si riferisce quando adopera il pronome ‘voi’ ? Io, qui, parlo solo per me.
    Saluti

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