Di delitti e di cialde del caffè

3 Dicembre 2014

La settimana si è aperta con un buon carico di lavoro: molti corsi da progettare – anche in vista di possibili finanziamenti – e ciò mi ha impedito di leggere quanto avrei voluto leggere e di essere presente sul blog quanto mi sarebbe piaciuto. Avrei inoltre voluto scrivere alcuni articoli sui fatti (tanti, troppi) accaduti in questi ultimi giorni. Lì per lì mi sentivo molto frustrata all’idea di non poter scrivere sui recenti episodi accaduti. Oggi, ripensandoci, sono felice che i miei impegni mi abbiano tenuto lontana dall’idea di aggiungere qualche tassello, qualche ulteriore interpretazione delle motivazioni che si celano dietro alle vicende di Cosimo Pagani – che uccide la ex moglie ma si premura prima di annunciarlo su facebook – o del pensionato trevigiano che ha ucciso moglie e figlio. Credo si sia già detto tutto: a proposito del linguaggio adoperato dai media per dare le notizie, riguardo l’immaginario che le parole contribuiscono a creare e ricreare, a proposito della banalità del male che traspare dai centinaia di “mi piace” che un annuncio di morte, come quello di Pagani, può raccogliere. E’ un annuncio che viene recepito e appoggiato, perché ognuno di quei like ha un po’ il sapore di una pacca sulla spalla che si può dare ad un amico che esprime una posizione che condividiamo. E poi ancora le solite frasi per giustificare il fatto accaduto nel trevigiano: “sembravano proprio una famiglia felice”, “non c’erano mai stati problemi” e automaticamente la giustificazione: “date le premesse per forza deve essersi trattato di un raptus”. Perché noi possiamo continuare ad aggiungere tasselli, a motivare la nostra posizione per cui non possiamo accettare che sotto un post che reca questo contenuto: “sei morta, troia”, ci siano centinaia di “pollici alzati”, a sostegno dell’autore; possiamo passare ore a spiegare perché nessun articolo dovrebbe ridurre il peso dell’azione (un delitto che rientra nella categoria “femminicidio”) con frasi atte a giustificare l’episodio stesso: perché se il pensionato è stato colto da un raptus, allora non è proprio proprio colpa sua..un po’ come la leggenda dei dobermann che potrebbero impazzire e aggredire i padroni. Tutto questo è inutile se l’azione non è condivisa..e purtroppo non lo è. Basti pensare all’ultimo spot pubblicitario di Lavazza, per capire che nonostante gli sforzi l’immagine femminile è sempre la stessa. La ragazza che compare nel video è rappresentata come una musa bellissima, capelli dorati e fiori ad incorniciare il viso angelico. E’ l’oggetto del desiderio del protagonista. Se San Pietro afferma che tutto, in Paradiso, si condivide con gli altri..allora anche lei può essere di tutti. Né più né meno di un oggetto che gli uomini in scena possono spartirsi.. un po’ per uno, come bravi fratelli.  Il pensiero del protagonista viene smentito dal Santo: la donna è proprietà privata! ma non appartiene a se stessa bensì  a qualcun altro. Se continuiamo a immaginare la donna come un oggetto di proprietà, al pari di un mobile o ..di una cialda del caffè tutti gli sforzi compiuti saranno vani. Non si può contrastare la pervasività di un messaggio che entra in tutte le case e viene accolto con naturalezza, come se le cose fossero davvero così.

Sarà il carico di lavoro di questi giorni ma stasera, più di altre sere, mi sento stanca e sopraffatta. Sconfitta da una miscela di caffè.

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5 responses

  1. Paolo ha detto:

    sinceramente non credo che Pagnani sia stato guidato da immagini come quelle dello spot. Temo sia una spiegazione consolatoria

    1. Paolo ha detto:

      comunque questo non toglie che la pubblicità in questione sia squallida

      1. alessiadulbecco ha detto:

        Io invece credo di si. Cioè, nello specifico non mi riferisco allo spot lavazza ma alle centinaia di messaggi che reificano il corpo femminile veicolando il messaggio per cui una donna è sempre “di proprietà” di qualcun altro.

        1. il conte ha detto:

          capisco anche se mantengo le mie perplessità

          1. alessiadulbecco ha detto:

            Va benissimo. Il mio blog è uno spazio di riflessione e condivisione. Nessuno vuole cambiare le idee di nessuno.

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