Cari genitori, questo post è per voi

1 Ottobre 2015

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Quando mi confronto con mia sorella – mamma di due bambini meravigliosi – o con altre amiche o amici che sono diventati genitori da qualche tempo mi convinco del fatto che è proprio una categoria eccezionale, la loro. È fatta di persone forti, in grado di fare di tutto per il bene dei figl*. Di fronte ad un problema sono i primi ad attivarsi e spendere risorse ed energie per tentare di risolverlo. I genitori sono operativi e, il più delle volte,  orientati: anche quando non hanno assolutamente idea dei problemi, delle patologie, dei disturbi che possono aver colpito i figl* sono pronti a informarsi, valutare i migliori professionisti ed affidarsi a loro.

E’ proprio in questo senso che si pone un problema: affidando il bambin* alle cure dello specialista tendono ad escludere la propria presenza dalla scena, come se non fosse importante.

Quando si presenta un “intoppo” (che sia una patologia seria e potenzialmente invalidante, un disturbo dell’apprendimento, un disturbo del comportamento) anche i genitori sono chiamati in causa. Per questo la consulenza pedagogica riveste un ruolo essenziale, proprio con i genitori.

La consulenza offre uno spazio specifico che può andare incontro ad esigenze diverse: può servire per mettere in atto quei passaggi necessari per modificare il proprio stile educativo, andando così incontro ai cambiamenti avviati dagli specialisti, oppure può essere uno spazio di riflessione e condivisione personale rispetto ai grandi problemi affrontati e alla loro attuale evoluzione.

Far accettare questo punto di vista non è sempre facile.

“se mio figlio è seguito per un disturbo del linguaggio, perché devo svolgere delle consulenze genitoriali?”,

“il mio bambino è autistico ed è seguito dal centro educativo, preferirei spendere tutto il necessario per i suoi interventi riabilitativi piuttosto che “sprecarli” lavorando su di me”.

Queste sono alcune delle obiezioni che spesso i genitori sollevano obiezioni che spesso nascondono una paura: quella di essere osservati, magari di doversi mettere in discussione all’interno di un rapporto di consulenza.

La consulenza non ha mai lo scopo di analizzare o criticare le condotte genitoriali. il suo obiettivo è solo quello di fare chiarezza e confrontarsi. Nella mia esperienza posso dire di aver visto genitori che mai si sarebbero interrogati su determinati aspetti relativi al loro ruolo se non avessero scelto di svolgere un percorso di sostegno alla genitorialità. Percorsi che si rendono ancora più necessari se il figli* è seguito da altri specialisti.

Mettiamo da parte le aspettative magiche (“il professionista migliore risolverà il problema del mio bambin* senza che io debba far nulla” ) e privilegiamo un’ottica sistemica: per risolvere una difficoltà bisogna lavorare assieme. I risultati non tarderanno ad arrivare!

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