Brutte e cattive, Vol. 2

16 Dicembre 2014

Bene, ci risiamo.

Dopo l’articolo apparso su Panorama – nel quale si cercava di far luce rispetto alle continue vessazioni commesse dalle donne nei riguardi degli uomini –  intorno al quale scrissi qualche settimana fa, oggi è il turno de Il Giornale. L’articolo proposto dal quotidiano reca il seguente titolo:

Donne contro donne Ecco la metà nascosta del fenomeno stalking

Fin qui, nulla di male: è da molto tempo che si cerca di far luce attorno alle modalità con cui le donne utilizzano lo stalking nei riguardi di altre donne. Se il Giornale si fosse preso la briga di indagare questo fenomeno lo avrei apprezzato.

Invece, ecco come inizia l’articolo:

Le donne sono più violente degli uomini. I maschilisti e gli amanti della retorica sono rimasti scioccati? Beh, col risalto fornito ogni giorno al tema del femminicidio, questa frase pare scesa dalla luna.

L’atteggiamento a metà tra il polemico e il denigratorio traspare già dalle prime tre righe. Di femminicidio se ne parla troppo!

Bisognerebbe invece dar risalto allo studio condotto da tre docenti (donne, si affretta a ricordare il giornalista!) che hanno proposto un’indagine dal titolo: “le stalkers donne sono più violente degli stalkers uomini?”

Lo studio ha fatto il giro d’Europa e degli Usa, ma in Italia è stato riportato ben poco, anche perché fanno troppo clamore le 179 donne uccise nel 2013, una ogni due giorni, con un aumento dei matricidi di oltre il 27% al sud, per lasciar spazio all’altra faccia della medaglia.

Ovviamente dello studio in questione non viene riportata una riga: subito l’articolo si getta a capofitto nelle “storie di vita vera” come quella di Elisa che vorrebbe denunciare per stalking la sua ex ma non se la sente perché “se denunci un atto di violenza commesso da una donna ti ridono in faccia“, o quella di Antonella, che subisce atti di stalking da parte della moglie del suo amante. Dice l’intervistata «ho parlato con due amici avvocati ed entrambi mi dicono che probabilmente la sopravvaluto, proprio perché è una donna. Inoltre denunciarla vorrebbe dire far sapere che ho frequentato un uomo sposato».

Quello che vedo, al di là dell’articolo, sono i soliti vecchi pregiudizi:

– è ridicolo andare a denunciare un atto punibile per legge se commesso da una donna (perché, nell’immaginario, devi saperti  difendere da solo/a da una donna!)  Se non sei in grado probabilmente sei frocio..e se – come in questo caso – la vittima è omosessuale i motivi di scherno sono due: chi raccoglierà la denuncia immaginerà facilmente quale relazione ci sia tra le due parti coinvolte (sei sicuramente lesbica!), se non sai difenderti da una donna sei una nullità, anche in termini sessuali.

– spesso denunciare comporta costi ulteriori: ad esempio andare a lavare i “panni sporchi” (come ad esempio una relazione clandestina) in piazza. Ricordo al giornalista che l’omertà e la vergogna sono ancora due dei motivi principali per cui una donna che subisce forme reiterate di violenza domestica dal partner preferisce non denunciare!

L’articolo prosegue con queste considerazioni, tratte dal lavoro delle ricercatrici

Per la ricerca australiana le donne sarebbero più propense ad azioni violente nei confronti della vittima perché consapevoli che i loro comportamenti saranno sottovalutati dagli altri e difficilmente giungerebbero all’attenzione delle autorità.

Inoltre, le donne stalker sarebbero meno inibite a perpetuare atti di violenza perché convinte siano comportamenti meno gravi quando messi in atto da loro, piuttosto che dalla controparte maschile. La violenza da parte delle donne nella cultura occidentale, risulta quindi più giustificabile, meno dannosa, meno condannabile, anche dalle donne stesse.

Al di là del fatto che l’articolo non fornisce indicazioni sulla ricerca stessa (chi vi si è sottoposto, come sono stati raccolti i risultati…qui potete trovare un abstract  e scaricare il lavoro per intero) credo che anche nel passaggio sopra riportato traspaia il solito stereotipo sulle donne incapaci di commettere violenza: il fatto che le donne siano poco consapevoli rispetto al gesto violento può dipendere proprio dal fatto che per secoli le autentiche attitudini del comportamento femminile sono state celate dietro ad un sipario di stereotipi grotteschi: le donne non usano le mani ed è per questo che “non si picchiano nemmeno con un fiore” (essendo incapaci ad usare la violenza non saprebbero difendersi. Non si picchiano solo per galanteria, in pratica). A furia di essere pensate per stereotipi, le donne hanno finito per pensar-si alla luce dello stesso parametro. Se non sono in grado di essere violente è evidente che qualsiasi gesto che possa affermare il contrario sarà letto cercando di trovare le giustificazioni migliori per depenalizzarlo .

Questo maldestro tentativo di attribuire alle donne un comportamento violento peggiore di quello maschile, oltre al tentativo -altrettanto maldestro – di provare a racchiudere in una scala tassonomica i comportamenti violenti perpetuati dalle donne o dagli uomini, portato avanti  ad opera di alcuni giornalisti, mi spaventa abbastanza. Colloco su questa linea anche tutti gli articoli scritti attorno alla vicenda di Veronica Panarello, madre di Loris, ucciso all’inizio di dicembre in Sicilia. tutti gli interventi che cercano di spiegare come e perché la donna possa aver ucciso il bambino. Curioso come attorno a questo caso abbondino gli articoli in cui si cerca di capire se la donna (che per ora risulta solo indagata) abbia agito su premeditazione o a causa di un raptus: quando ad uccidere una donna – una ex, una moglie – è un uomo (che magari ha già confessato) la giustificazione del raptus gliela si concede automaticamente: niente indagini per capire l’origine del “folle gesto” (che proprio perché folle, è etimologicamente “privo di senso”).

Non è inasprendo lo scontro – peraltro già abbastanza violento – tra uomini e donne su diritti  e garanzie che si potranno veder attenuati certi episodi di violenza. Scrivere al fine di giustificare questa o quell’altra parte ha solo come effetto quello di usare le parole per erigere muri tra le contrapposte fazioni. E i muri conducono facilmente all’incomunicabilità. E’ necessario invece tornare a parlarsi, seguendo la strada dell’educazione, del dialogo e del rispetto reciproco.

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5 responses

  1. http://www98.griffith.edu.au/dspace/bitstream/handle/10072/36813/68148_1.pdf;jsessionid=D77EC3FDCF1AC767906369E6747836E1?sequence=1 Lo studio integrale. Non l’ho ancora letto tutto, ma è interessante notare questa premessa (pag.3): “However, there is a co-existing belief among
    young western cultures that males should not be physically violent against females. Accordingly, violenceperpetrated by males against females is viewed as more unacceptable and damaging than violence perpetrated by females against males.”, premessa che non rimanda a nessuna bibliografia, ed è in forte contrasto con il recente report “Rosa Shocking. Violenza, stereotipi…e altre questioni del genere”, realizzato da Intervita con il supporto di Ipsos e presentato alla Camera nel novembre di quest’anno.
    Dall’Ansa: “Per un italiano su tre la violenza domestica sulle donne è un fatto privato da risolvere all’interno della famiglia, per uno su 5 è accettabile denigrare una donna con uno sfottò a sfondo sessuale, uno su 10 pensa che se le donne non indossassero abiti provocanti non subirebbero violenza e uno su 4 è convinto che se una donna resta con il marito che la picchia, diventa lei stessa colpevole.” A me non sembra un quadro compatibile con un contesto culturale propenso a considerare inaccettabile le violenza di un uomo su una donna, come invece afferma questo studio.

    1. alessiadulbecco ha detto:

      Grazie per le indicazioni relative al sito su cui trovare la ricerca nella sua interezza.
      Per quanto riguarda la seconda parte del tuo commento condivido pienamente il tuo pensiero! un saluto!

  2. Paolo ha detto:

    a me sembra normale che anche una donna, tenendo conto delle differenze fisiche tra i due sessi, possa essere violenta e criminale

    1. alessiadulbecco ha detto:

      infatti nessuno ha detto il contrario.

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