A proposito della professione di educatore, nello scontro tra ideale e reale

18 Agosto 2015

edu

Lo dirò subito: queste sono alcune semplici considerazioni a metà tra il confronto e lo sfogo. Confronto, perché specialmente negli ultimi tempi mi è capitato di parlare con giovani appena laureati o ancora in formazione  proprio a proposito dell’educazione e di cosa dovrebbe essere. Sfogo, perché la prossima settimana terminerò un periodo di lavoro presso una comunità dedicata ad adolescenti con disagio psichico e, nonostante sia rimasta nella struttura per poco tempo, non ho potuto far altro che rilevare – ancora una volta – tutti quei motivi che mi fanno pensare che non ci sia speranza per una professione tanto bella quanto quanto complicata.

Cosa dovrebbe fare un educatore? molte cose. Prendere a cuore il processo formativo della persona che ha davanti, essere un punto di appoggio, individuare le risorse latenti e potenziarle, in molti casi (penso alla comunità nella quale mi sono trovata) fungere anche da contenimento: delle paure e delle ansie che i ragazz* con disagio hanno. E’ un lavoro complesso perché per svolgerlo bene bisogna tenere conto – spesso  – di molte variabili: il sistema-famiglia, la comunità, le frequentazioni del*  giovane. Ma soprattutto il suo animo, i suoi tempi e spazi. Di che cosa ha bisogno, in un’ottica di empowerment? Questo è ciò che è per me l’educazione, idea maturata sulla base di anni di studio (e per fortuna c’è sempre spazio per approfondire, conoscere, imparare…) e anni di lavoro. E’ un’idea per certi aspetti più concreta di quella che stanno maturando i collegh* ancora in università, o appena usciti: è intrisa, infatti della mia esperienza professionale.

Ogni giorno mi impegno per portare avanti questa visione dell’educazione che è prima di tutto la creazione di una relazione autentica, sincera e stimolante con la persona mi si pone innanzi.

Ma come si fa a conciliare questa visione con la realtà? eh sì, perché nella realtà – nella realtà delle cooperative in particolare – l’educazione è un’altra cosa. In tutte le strutture in cui ho lavorato (per minori, per adulti, con disagio psichico, per mamme in casa rifugio…) mi sono scontrata con sempre gli stessi problemi: disorganizzazione, mancanza di fondi (in realtà non è esatto…i fondi ci sono, ma sono spesi male), difficoltà comunicative, tanta fatica e rischio burnout.

Spesso i progetti educativi sono stilati da neuropsichiatri, assistenti sociali e i coordinatori delle strutture possono prendere parte a questi progetti limitatamente, molte volte non fanno altro che parlare “conto terzi”. L’educatore, in tutto ciò, è escluso sia per motivi di comunicazione sia per motivi di comodo.

L’educatore è un contenitore che risolve le emergenze (se l’acqua calda non funziona, se un ragazz* si sente male), fa tutto da solo e perciò perde di vista il progetto educativo dell’utente.  L’educatore è un tassista, che porta gli ospiti a fare questa o quell’attività che altro non servono se no per “passare il tempo”. L’educatore è solo, è sottopagato ed è stanco, di solito.

E pensare che basterebbe così poco, per far funzionare bene le cose.

, , , , , , ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


Ultimi articoli

Femminismi sotto l’albero

Le festività natalizie possono trasformarsi in un’occasione per approfondire temi e letture che durante l’anno siamo costrettə a rimandare perché ahimè il tempo è tiranno. Qui qualche suggerimento, nel caso… Leggi di più »

La rabbia e il genere

Su L’indiscreto potete trovare il mio ultimo articolo, all’interno del quale mi sono occupata di riflettere su una delle emozioni universali (la rabbia, appunto) e su come essa venga interpretata… Leggi di più »

I nostri ostacoli: quella violenza che non si vede

Nel 1999,  l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha scelto il giorno del 25 novembre come data simbolo per ricordare le numerose forme di violenza subite dalle donne. In Italia, sono… Leggi di più »

Alessia Dulbecco © 2021 - All rights reserved - Design by Luca Minici | Privacy Policy | Cookie Policy