Di umanità e gentilezza 

19 Aprile 2015

È stata una giornata strana, quella di oggi.

Avevo programmato, come al solito, di recarmi in provincia di Pisa per partecipare alle lezioni di un corso di formazione che sto svolgendo e che mi occupa, ogni mese, lo spazio di un weekend. Diversamente dal giorno precedente ho optato per spostarmi in treno (“sono stufa di viaggiare spedita in autostrada per poi dovermi imbottigliare per ore nel traffico cittadino di Firenze”, dicevo contrariata al mio compagno).

Così parto in treno. Peccato aver sbagliato la stazione di discesa. Bloccata a desert town e con il primo treno utile a tre ore di distanza. Arrabbiata e rammaricata (avrei perso buona parte della lezione) mi accingo a lasciare il binario,  percorro un sottopassaggio infinito e raggiungo la stazione. Per fortuna porto sempre con me qualcosa da leggere, avrei passato il tempo leggendo….o chattando.

Giunta a metà del sottopasso più lungo della stori mi sento chiamare. “Scusi, signorina…”. Una voce flebile e un tono un po’ dimesso. Una pronuncia che tradisce una provenienza geografica. Mi volto. Un uomo, sulla quarantina. Tiene in mano il suo cellulare e un pacchetto regalo fasciato in una carta blu dalle tonalità cangianti. Mi chiede con un po’ di fatica cosa deve fare…deve arrivare da qualche parte, ma non afferro neppure il nome del posto: ancora furente per aver sbagliato stazione mi affretto a dirgli, un po’ piccata, che anche io sono finita lì per sbaglio e non ho idea di come poterlo aiutare.

Mi reco in sala d’aspetto, comincio a leggere. Anche lui viene nei paraggi, sta sul binario e telefona a qualcuno. Dopo un po’ entra. Si mette le cuffietre e ascolta la musica. Dopo un po’ stacca, si allontana. Ritorna 20 minuti dopo. “Ho trovato un bar aperto, vuoi mica un caffè ?”. Resto perplessa. È un gesto cortese e disinteressato. Non me ne capitavano da un po’. Lo ringrazio ma declino. Mi chiede allora se può lasciare il suo pacchetto sulla sedia accanto alla mia, lui sarebbe andato al bar giusto il tempo di un caffé. Ovviamente gli dico di non preoccuparsi, avrei badato io al dono…chissà a chi era destinato…

Torna. Si siede accanto a me e mi racconta i motivi che lo hanno spinto a scendere in quella stazione. Anche io gli racconto che ho combinato. Le tre ore passano in fretta e la voce automatica annuncia l’arrivo del treno. Avremmo preso entrambi lo stesso (l’unico, mi vien da dire ora). L’annuncio automatico è impostato male e non fa appena a cominciare a dire la solita formula “il treno delle ore 12.42 per  …..” Che il treno è già in stazione. Come dicevo, la stazione è minuscola ma i sottopassaggi sono infiniti. Io sono appesantita da troppe cose:la borsa, i libri, il pranzo al sacco…e rallento. Lui mi chiede di lasciarlo passare, corre velocemente e arriva al binario. prima fa un gesto al macchinista, poi si mette sulla porta per evitare di far ripartire il treno. Mi aspetta e mi allunga la mano per aiutarmi a salire, proprio in tempo per sentire il fischietto del capotreno dare l’ok alla partenza. La giornata cominciata male sta assumendo tutto un altro valore. Lo ringrazio per il secondo gesto di grande umanità che ricevo. Percorriamo assieme ancora qualche chilometro, dopo poco scendo. “Ciao – gli dico – e ancora grazie…di tutto. Mi risponde con un sorriso sincero e con tanta gentilezza “grazie a te e passa una buona domenica”.

Mentre mi reco a scuola ne approfitto per aprire l’app di Facebook. C’è una notizia che tanti dei miei contatti hanno ribattuto. devo leggerla più di una volta, mi lascia basita. Si ipotizza la morte di almeno 700 persone nel Canale di Sicilia. Al naufragio non sono sopravvissute più di cinquanta persone. 

Leggo questa notizia e rimango inorridita. Penso a Salvini e al suo vocabolario (quando parla di radere al suolo, di sparare a rom e migranti). penso a quelli che scrivono commenti entusiastici, a che tipo di educazione possono mai aver avuto, al tipo di messaggio che comunicheranno ai loro figlioli. Penso ad una certa parte politica che alimenta la paura nei confronti dei migranti. A quelli che sui social pubblicano bufale (quella che preferisco: agli immigrati vengono passati giornalmente soldi e sigarette dalle cooperative che li hanno in carico!!!! Allarmeeee!!) e a quelli che sono convinti della necessità di utilizzare anche le misure più drastiche per fermare questa “invasione”. Penso a quelli che non hanno alcuna fiducia nel prossimo.

Poi penso all’uomo di stamattina, al suo modo discreto, alla sua gentilezza Incondizionata. E lo ringrazio. Anzi, in una giornata come questa lo ringrazio ancora di più. 

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3 responses

  1. IDA ha detto:

    Io avrei pensato subito ad una bomba, nel pacchetto.. 🙂
    Siamo così poco abituati alla gentilezza gratuita, che quando accade, si sospetta…

  2. lcorpaccini ha detto:

    Che bello! Tra notizie di morti, di omicidi e di crisi, è bello leggere che esiste al mondo la gentilezza e che spesso proviene da persone assolutamente inaspettate! Pazzesco come nei momenti più impensati, capita di fare incontri che resteranno impresse nella mente. (Ho sbagliato treno così tante volte nella mia vita da pendolare…mai che abbia incontrato un uomo gentile con cui parlare e che mi facesse compagnia! Mannaggia!)

    1. alessiadulbecco ha detto:

      🙂 vero! mi hanno colpito tante cose: il suo gesto di andare a cercare un bar, tornare indietro solo per chiedermi se volessi un caffé, il suo gesto di non salire sul treno è stato molto rassicurante.. come a dire “ti aspetto, non salgo se non sali pure tu!”. in una giornata drammatica come quella di ieri, poi, hanno assunto tutto un altro valore. Mi hanno fatto riflettere molto su tutti i comportamenti che spesso diamo per scontati, sul pensare per pregiudizi, sulla stupidità di certe opinioni espresse da politici e gente comune.. 🙂

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