A vent’anni dalla legge 66/96

18 Febbraio 2016

Non so cosa avrei immaginato di ascoltare al convegno organizzato da Artemisia lo scorso lunedì, 15 febbraio, a Firenze. Come chiarito dal titolo, ogni intervento si è prefisso lo scopo di indagare l’impatto che il nostro sistema giudiziario ha rispetto alla cura e all’accoglienza di donne e minori che hanno subito una violenza sessuale.

Già, perché in Italia, fino al ’96, essa non era considerata un reato contro la persona. Come a dire che della vittima importava poco. L’unica cosa che si andava ad indagare e  punire era l’impatto della violenza rispetto alla morale pubblica.

A distanza di vent’anni dall’introduzione di questa legge ci ritroviamo ancora in una realtà drammatica. Come hanno illustrato bene i relatori -la Dr.ssa Barni della Regione Toscana, la Dr.ssa Gloria Soavi del Cismai, Titti Carrano, Presidente della rete nazionale dei Cav – oggi si conoscono molti elementi importanti, ad esempio i danni che l’impatto con una violenza di tipo sessuale produce sul Sistema Nervoso Centrale (una sorta di disabilità permanente), sa – attraverso gli studi criminologici sui cosiddetti sex offender – che i predatori sessuali scelgono con cura le proprie vittime selezionando solo quelle vulnerabili (per motivi sociali, economici, personali…), si dispone di tutti gli elementi per poter favorire una presa in carico migliore ma…sta di fatto che tutto ciò non si verifica. In particolare le relatrici hanno posto l’attenzione sulla cultura dello stupro: si delegittimizza la vittima, si sottovaluta il problema si legittima la violenza attraverso una serie di azioni – dirette ed indirette – come ad esempio gli schemi di narrazione usati dai media o in sede  processuale.

Entrando poi nel dettaglio, gli altr* relator* presenti hanno focalizzato l’attenzione su due elementi: la vittima- donna e la vittima- minore.

Rispetto alle donne ancora molto c’è da fare rispetto al gratuito patrocinio (pratica svilita dallo stesso impianto Statale, come a dire che chi sceglie questo canale parte già svantaggiato) e la procedibilità (spesso le donne non sono messe a conoscenza del fatto che vi è la possibilità di usufruire di un tempo più dilatato – sei mesi – per decidere se denunciare).

Rispetto ai bambin* dobbiamo anzitutto ricordare che loro possono essere al centro di tre sistemi giudiziari. Il tribunale, di solito, sospende la terapia a cui il minore ha diritto prima del contatto con il CTU. Ciò significa che il bambin* si troverà a dover affrontare tutto da sol*.

Un ringraziamento particolare, in conclusione, mi sento di esprimere alla Avvocata Paola Di Nicola (autrice del volume Sul pregiudizio di genere in magistratura) poiché ha rimarcato la necessità di un’attenzione quotidiana e pubblica sugli interventi dell’autorità giudiziaria su questi temi. L’avvocata ha inoltre rimarcato un altro fatto importante: il pregiudizio è l’unica chiave di lettura di questo fenomeno sociale. La legge – a volte distorta, a volte limitata – ne è quindi una conseguenza. Per questo per  fare in modo che le cose cambino serve un adeguato cambio di prospettiva: è questo l’unico appiglio per cambiare una società ancora – troppo! – permeata da pregiudizi verso le donne e la loro (nostra) libertà.12596070_10207602724179735_1981148590_n

, , , , , , , ,

2 responses

  1. Bell’ artcolo complimenti. E se lo dice una collega puoi esultare. Saluti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


Ultimi articoli

Femminismi sotto l’ombrellone: 6 libri… più 1!

Nelle ultime settimane, complici ritmi di lavoro meno serrati, mi sono dedicata alla lettura di alcuni libri femministi pubblicati recentemente. Perché no, il femminismo non va mai in vacanza! Vi… Leggi di più »

L’Italia non ha ancora fatto i conti con la violenza del suo passato coloniale

In queste ultime settimane si è riacceso il dibattito nei confronti della statua dedicata a Indro Montanelli, celebre firma del Corriere della Sera e fondatore de Il Giornale, presente all’interno… Leggi di più »

Non è revenge porn, ma violenza di massa

Su l’Indiscreto, il mio articolo riguardante il fenomeno del Revenge Porn:   Inizialmente si trattava di vendetta privata – fino a qualche anno fa, infatti, la diffusione del materiale scorreva… Leggi di più »

Alessia Dulbecco © 2020 - All rights reserved - Design by Luca Minici | Privacy Policy | Cookie Policy