Women taking back the streets: Lorella Zanardo e la ri-educazione all’immaginario televisivo

16 Marzo 2015

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Ieri, a Firenze, si è svolta una iniziativa decisamente interessante.

La rete 13febbraio di Pistoia (qui il loro blog) ha voluto organizzare un evento per presentare al pubblico il documentario intitolato “Strade: femminile, plurale” ideato dallo stesso Comitato e diretto e montato dal bravissimo Daniele Lazzara e provare a parlare della presenza femminile nei contesti sociali e nell’immaginario storico e culturale.

Ospite della mattinata è stata Lorella Zanardo, l’autrice del famoso documentario Il corpo delle donne (qui il link se qualcuno lo volesse rivedere).

Il suo intervento è stato, come al solito, illuminante. Lorella ha parlato della presenza femminile nelle strade, nei luoghi e in società andando ben oltre questi argomenti. Ha detto cose non facili e, soprattutto, non retoriche e pertanto – per un paese abituato a fare della retorica il proprio cavallo di battaglia – credo sia stata una mossa a dir poco necessaria.

Per poter dare alla donna la possibilità di “reimpossessarsi delle strade” è necessario prima darle degli strumenti con cui ristabilire la propria identità e, di conseguenza, affacciarsi con una nuova e ritrovata forza nei contesti socio culturali italiani.

L’intervento di Zanardo è stato di una forza e chiarezza espositiva dirompente. Ha accusato una certa parte politica, colpevole di non aver fatto nulla per scardinare i modelli socio-cultuali imposti da Berlusconi attraverso la costruzione di un immaginario televisivo fatto di “Maria De Filippi e Striscia la Notizia. Questa incapacità all’azione si manifesta perfettamente nel “fenomeno Rai”: la rete pubblica italiana si ostina a non voler prendere in considerazione i progetti formativi che Lorella e il suo team portano in giro per l’Italia, soprattutto nelle scuole (infatti, mentre questi hanno attirato l’attenzione di emittenti internazionali quali Al jazeera, BBC, CNN  la Rai non si è mai interessata alla potenzialità del progetto voluto da Zanardo e intitolato “nuovi occhi per la tv”).

Ho apprezzato molto il suo intervento proprio per la schiettezza con cui si è rivolta al pubblico, fatto di donne, di femministe e sicuramente di una certa fede politica. Ha ricordato loro che se è vero che Berlusconi  ha delle colpe innegabili per i trenta anni di totalitarismo dei modelli immaginari e mediatici a cui ci ha sottoposto è vero anche che la sinistra italiana non può considerarsi vittima di questo sfacelo, ma complice.

Ha ricordato che se è vero (come dimostrano i dati Censis) che la percentuale di italiani che guarda la tv sfiora il 98% e se è vero chela quasi totalità di questa percentuale guarda programmi nazional popolari – uomini e donne o i programmi in fascia preserale su italia 1 – è fondamentale operare un lavoro di ri-educazione al’immagine e di decostruzione dell’immaginario che si approcci a queste persone con rispetto. Ha ricordato che gli italiani hanno una dieta mediatica monotematica: la rappresentazione del mondo, per il 98% degli italiani, passa dalla tv. E non da programmi autorevoli ma solo attraverso programmi come pomeriggio cinque.

E, ancora, ha sottolineato l’importanza di operare una nuova educazione all’immagine (ed è in questo contesto che si collocano i suoi interventi nelle scuole) anziché optare per una ben più semplice denigrazione della popolazione che “si nutre” di una certo immaginario socio culturale.

L’intervento di Zanardo ha modificato un certo modo di pensare che prevede sempre la distinzione in buoni e cattivi e ha messo – tutti – davanti alle proprie responsabilità. Perché se vogliamo decostruire l’immaginario dobbiamo, prima, decostruire i preconcetti… di tutti.

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