Senza Chiedere il permesso

9 Aprile 2015

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Quando, nel 2009, Lorella Zanardo – insieme a Marco Chindemi e Cesare Cantù – pubblicano su youtube il documentario Il corpo delle donne, sono consapevoli della rivoluzione che stanno per attivare. Il documentario viene visto da milioni di utenti e molti di loro iniziano a porsi delle domande: come si può contrastare il disfacimento culturale in cui l’Italia ormai si trova da qualche decennio?

Senza chiedere il permesso, pubblicato nel 2012, è un po’ il resoconto di quanto è stato fatto e di quanto ancora si può fare, prima di arrendersi alla barbarie culturale in atto.

Zanardo scrive questo volume pensando ai giovani, alle ragazze e ai ragazzi che a partire dal 2009 ha cominciato a incontrare nelle tante scuole in cui è stata richiesta la sua presenza per parlare di televisione, stereotipi e sessismo. Pensa a questo volume come ad un ponte che è stato costruito da adulti responsabili per cercare di superare le macerie – televisive e mediatiche – che hanno bloccato, ormai da tempo, la strada. Pensa e scrive questo libro come un grande esercizio di gruppo: scopo del lavoro è riflettere e prendere consapevolezza di tutto ciò che l’Italia è stata costretta a subire negli ultimi 30 anni di televisione. Obiettivo finale è dare ai giovani l’opportunità di agire, di cambiare le cose.

Il volume è una grande riflessione sui media e sugli stereotipi che spesso producono o contribuiscono a mantenere. In un contesto in cui l’analfabetismo di ritorno ha toccato cifre elevatissime, in cui gli italiani seguono una dieta mediatica monotematica è necessario superare la visione miope (che Zanardo attribuisce anche a buona ‘parte della politica di sinistra) che vorrebbe semplicemente non occuparsi di questi aspetti, dei programmi tv più trash . Secondo Zanardo bisogna invece guardare questi programmi, parlare con chi li guarda e cercare di aeducarli a sviluppare un nuovo sguardo, ad acquisire nuova consapevolezza. Le diete repressive non hanno mai salvato nessuno. Per questo l’autrice si sofferma sui programmi televisivi invisi all’intellighenzia italiana: uomini e donne, il grande fratello, la pupa e il secchione. Racconta il perché di certe inquadrature, il motivo di certi montaggi. Ma si sofferma anche sui telegiornali, sulla rete e sull’informazione che qui si può trovare. Ogni scelta stilistica (nei siti come in tv) ha una ragion d’essere e Zanardo ci spiega il perché.

Il libro racconta anche del riscontro positivo che gli incontri con gli student* hanno avuto in tutta Italia. E’ a loro, in definitiva, il chiodo fisso di Zanardo:

Non aspettate, ragazzi. Non attendete istruzioni, ragazze, perché non arriveranno o forse arriveranno troppo tardi, e il tempo è prezioso. Alcuni fra noi adulti vi daranno una mano, il tempo necessario a costruire ponti sulle macerie prodotte dai crolli di questo mondo in disarmo. Voi percorreteli, poi sarà ora. Non attendete oltre. Tocca a voi.

Senza chiedere il permesso.

E’ un testo importante quello di Zanardo e lo consiglio a tutti gli operatori, i formatori e gli insegnanti che si occupano di stereotipi di genere e media. Offre strumenti di riflessione importanti e punta alla riflessione condivisa con i giovani, anziché a fornire divieti o restrizioni. Spesso gli student* si rivelano più disposti dei loro insegnanti a riflettere su certi meccanismi ormai dati per scontati. E’ solo attraverso l’assunzione di consapevolezza che si possono cambiare certi modelli prestabiliti e questo volume vuole proprio andare in questa direzione.

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