Papa Bergoglio e la “cosiddetta” teoria gender

16 Aprile 2015

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Papa Bergoglio ha dedicato la consueta udienza del mercoledì ad affrontare un tema importante,  per la Chiesa e per la società civile.

Come preparazione al sinodo sulla famiglia che si terrà ad ottobre il Papa ha voluto parlare della complementarietà tra uomo e donna.

Leggendo uno dei tanti aticoli scritti per i quotidiani (qui potete trovare quello apparso sul sito de Il fatto quotidiano) possiamo osservare come Papa Francesco abbia ricordato che

la differenza tra i due generi non è per contrapposizione, o subordinazione, ma per la comunione e la generazione, sempre a immagine e somiglianza di Dio.

Ho apprezzato il riferimento all’importanza di una rappresentazione uomo/donna che non avvenga più per contrapposizione, per sottrazione (la donna “qualcosa meno” dell’uomo) o per subordinazione (quel concetto che tanto piace ad Adinolfi & co.). Ho apprezzato meno, invece, le riflessioni sulla “teoria gender”.

Di fronte a tale questione l’atteggiamento mi è sembrato molto simile a quello di chi lancia il sasso e nasconde la mano. Il Papa parla di “cosiddetta” teoria del gender.

Come ci ricorda il dizionario Treccani, l’aggettivo cosiddetto

Cosiddétto (o così détto) agg. – Detto, designato in questo modo; si usa spec. per sottolineare la specificità o tecnicità di una denominazione, oppure la sua improprietà, o per esprimere comunque qualche riserva sull’uso o sul valore di essa

Forse, quindi, anche Bergoglio sa che non è questo il termine giusto per definire le attività di educazione e sensibilizzazione al rispetto dell’identità e dell’orientamento sessuale che molti collegh*, con impegno e dedizione, portano avanti da diverso tempo per rendere la scuola un luogo più giusto, per tutti. Pochi giorni fa il Card. Bagnasco aveva definito queste attività come un tenttivo di colonizzazione ideologica.

Sbaglia Bagnasco e sbaglia Bergoglio quando si interroga sulla possibilità che la

cosiddetta teoria del gender non sia anche espressione di una frustrazione e di una rassegnazione, che mira a cancellare la differenza sessuale perché non sa più confrontarsi con essa.

Il punto della questione, a mio avviso, è proprio questo. Chi svolge attività di formazione ed educazione al rispetto dell’orientamento sessuale non vuole annullare le differenze, ma bensì ampliarle. Vogliamo la possibilità, per chiunque abbia un orientamento sessuale differente dal sesso biologico, di esprimere questa particolarità. Non si tratta dunque di restringere il campo ma, al contrario, di ampliarlo. Mi rendo conto che questa prospettiva sia ben più difficile da sostenere: apre alla differenziazione, sovverte la regola tradizionale basata sul binomio dualistico uomo/donna stabilito rigidamente dall’appartenenza biologica. Posso capire lo scetticismo e comprendere le resistenze, ma non posso tollerare la mistificazione.

(foto tratta dall’articolo apparso su Il fatto quotidiano)

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One response

  1. Paolo ha detto:

    l’orientamento sessuale (gay, bisex o etero) non è legato al sesso biologico, forse ti riferivi all’identità di genere maschile o femminile che nella grande maggioranza dei casi si accorda al sesso biologico mentre negli uomini e nelle donne appartenenti alla minoranza transgender è opposto al sesso biologico.
    esistono tanti modi di vivere ed esprimere la femminilità e la mascolinità, l’identità femminile e maschile tanti modi quanti sono le donne e gli uomini nel mondo (penso anche a uomini e donne transgender) modi più frequenti e modi meno frequenti statisticamente ma tutti legittimi e autentici.
    Comunque la scuola debba insegnare la tolleranza anche verso chi ha un orientamento sessuale diverso da quello statisticamente maggioritario, è giustissimo, le paranoie cattoliche sono ingiustificate poichè la teoria del gender non esiste, esistono le queer theories che hanno, possono avere aspetti criticabili ma non centrano coi progetti di educazione al rispetto programmati nelle scuole

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