Non chiamateli mostri

13 Maggio 2015

Negli ultimi sette giorni si sono verificati almeno tre casi odiosi: a Messina, a Napoli, a Roma.

I primi due sono stati descritti come “omicidi-suicidi”, l’ultimo come una “violenza sessuale causata da un raptus”.

http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/sicilia/messina-33enne-accecato-dalla-gelosia-uccide-la-ex-fidanzata-poi-si-spara_2110001-201502a.shtml

Era giovane Stefania, studentessa di ventun anni.Ha trovato la morte per mano del suo ex, che non si rassegnava all’idea della fine del fidanzamento

http://www.ilvelino.it/it/article/2015/05/05/napoli-omicidio-suicidio-un-carabiniere-uccide-moglie-e-figlio-e-poi-s/e198cab0-c6b2-4ce2-80aa-d68397902d33/

Del fatto di Napoli si conoscono molti meno dettagli, forse il fatto che l’omicida sia un Carabiniere ha reso i giornalisti più omertosi e meno avidi di notizie e pettegolezzi. Era una coppia modello? Quali sono le cause di questa “tragedia” che ha colpito non solo la moglie ma anche la figlia? Non ci è dato sapere.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/05/12/simone-borgese-il-raptus-e-il-racconto-della-tassista-io-rovinata-per-sempre/1674175/

Sembra proprio un bravo ragazzo, Simone. Peccato che nie fatti sia né più né meno di uno stupratore. Qualche notte fa ha violentato, picchiato e rapinato una donna, una tassista. E’ salito sul taxi, ha chiesto una modifica rispetto al percorso inizialmente comunicato e l’ha portata in una strada isolata, con una scusa (le ha chiesto l’importo) ha aspettato che la donna si distraesse per prenderla per i capelli e cominciare a picchiarla, fino ad obbligarla ad avere un rapporto sessuale. Nonostante la lucidità fa appello al concetto di “raptus”, ad una serie di vuote etichette (non ricordo cosa è successo, ho fatto un errore, non mi perdonerò mai…) che i giornalisti si trovano troppo spesso ad utilizzare nonostante l’inutilità – perché basterebbe parlare di violenza contro le donne.

In sua difesa è scesa in campo la madre.  “Mio figlio deve pagare per quanto commesso ma, vi giuro, non è un mostro”, dice la signora.

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(foto tratta dal profilo Fb di Narrazioni Differenti)

Non chiamatelo mostro, è solo un giovane dal passato difficile.

Non chiamatelo mostro, è solo un uomo ferito dall’abbandono della moglie, rea di aver chiesto la separazione.

Ieri si è verificato un altro “omicidio-suicidio”, come tanto amano definirlo i giornalisti.

http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/CRONACA/ravenna_guardia_giurata_uccide_compagna/notizie/1347438.shtml

A Ravenna un uomo ha ucciso sua moglie e il loro cane, prima di farla finita sparandosi con la stessa pistola che, fino a pochi mesi prima, usava per motivi di lavoro (era una guardia giurata).

E allora in questo contesto, per capire come mai lui possa avere all’improvviso premuto il grilletto, potrebbe rivelarsi determinante il fatto che l’uomo da tempo soffrisse di una grave patologia intestinale.

E che per questo assumesse anche farmaci antidepressivi. Più di recente gli era stata prospettata un’operazione chirurgica che avrebbe segnato per sempre la qualità della sua vita. Una sequenza di eventi che letta così, restituisce il gesto disperato di qualcuno che vuole portarsi dietro tutti i propri cari, compreso il cagnolino.

Qui c’è tutto. le giustificazioni improbabili (i problemi intestinali, una possibile operazione….), il gesto disperatola volontà di portarsi dietro i propri cari. il femminicidio come gesto di amore.

Non chiamateli mostri, sono solo persone con un passato difficile, una vita complicata.

Hanno un papà che li picchiava, una moglie stronza che voleva lasciarli, un problema di salute. Soffrono di gelosia, temono la reazione degli altri, sono frustrati dalle cose che non vanno come vorrebbero.

Quante giustificazioni avete mai sentito per una donna che si macchia di un fatto terribile come l’omicidio di un figlio? Quante sono state giustificate dall’essere in una condizione di difficoltà, dall’avere un problema sul lavoro, o nella vita di coppia, o di salute. Per quante sono state spese parole di pietà e non di violenza o rabbia per aver commesso un “fatto contro natura”?

Stupratori e assassini: non chiamateli mostri. Continuate a sfogarvi contro le donne. Medea insegna.

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2 responses

  1. Caterina ha detto:

    L’ultima parte, per quanto vera, è controproducente. Assassini e assassine vanno trattate ugualmente cioè senza giustificazioni. Non è che se le assassine venivano trattate bene allora tutti zitti in nome della parità.

    1. alessiadulbecco ha detto:

      Ho citato l’esempio femminile sia perchè un po’ di equità sarebbe auspicabile sia perchè, quando la cronaca affronta fatti di questo tipo, tende a sovraccaricare la parte femminile con una serie di aggravanti (es. Classico: l’infanticidio è atroce (sicuramente) perchè va contro il naturale istinto di una madre (affermazione opinabile). Mentre è normale riportare le affermazioni di uno stupratore quando dice ‘non so cosa mi è preso…lei era cosi bella (come a dire:era un bell’ggetto su cui scaricare le mie frustrazioni).
      Vorrei, nelle opinioni dei giornalisti, meno orpelli e piu equità di trattamento!

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