La sintonizzazione affettiva nel sostegno alla genitorialità  

24 Ottobre 2015

Che ci piaccia o no, siamo costantemente invischiati all’interno di meccanismi comunicativi. Watzlawick sosteneva, nel suo celebre Pragmatica della comunicazione umana, sosteneva che fosse impossibile non comunicare.

Spesso, però, quando si parla di comunicazione ci si riferisce solo a quella verbale. Me ne accorgo molto parlando con i genitori e, più in generale, con gli utenti che seguo professionalmente. I problemi comunicativi emergono in tutte le forme relazionali ma, nello specifico, in quelle genitori-figli.

I problemi intorno ai quali mi trovo a lavorare  riguardano la “chiusura” degli adolescenti nei confronti dei genitori, la difficoltà a realizzare una “comunicazione autentica” con i figli. 

“Io cerco di far percepire la mia presenza, ma lui mi esclude totalmente trincerandosi dietro al silenzio.”

“Mi piacerebbe comunicare realmente con il mio bambino, invece mi rendo conto che nella maggior parte dei casi mi limito a chiedergli com’è andata la scuola, se ha mangiato, se ha da fare dei compiti per il giorno dopo… Mi sembra che sia solo uno scambio di informazioni. Vorrei stabilire un c notato diverso con mio figlio.”

Questi sono due prototipi di problemi che ho indicato basandomi su reali conversazioni avute con mamme e papà preoccupati del loro rapporto coi figli.

Di fronte a questi interrogativi cerco di approfondire la questione e di solito pongo domande ben specifiche a proposito del …. Comportamento. Li porto ad interrogarsi sulla postura, sul tono di voce, sugli atteggiamenti che mantengono mentre si confrontano, a parole, coi propri figl*. Insomma, cerco di approfondire gli aspetti della comunicazione non verbale. Spesso i genitori non hanno idea del fatto che anche il comportamento comunica e, anzi, non sanno che di solito sono proprio questi messaggi ad essere registrati, in barba alle tante parole pronunciate. 

Scopo del mio lavoro è portarlo ad effettuare una connessione emotiva con i figli. Non sempre è facile ed è per questo che mi piace utilizzare, per rendere più chiaro il discorso, il filmato di un famoso esperimento psicologico e sociale. Si tratta dello Still face experiment realizzato da Ed Tronick. 

Il ricercatore, esponente dell’Infant Research, studioso delle interazioni face to face, ha realizzato diversi esperimenti proprio per comprendere l’importanza della comunicazione, soprattutto quella non verbale, già apartire dalla prima infanzia. 

Il filmato è molto semplice: un bambino di pochi mesi seduto di fronte alla madre. La donna instaura una comunicazione autentica che le permette di sintonizzarsi sullo spesso canale comunicativo del bambino, che è composto prevalentemente da emozioni ed affettività. Quando la madre pur rimanendo presente di fonte a lui e guardandolo, interrompe la comunicazione il bambino inizia a reagire alla frustrazione tentando di ricontattarla, mettendo in atto tutte le strategie di cui dispone fino ad arrivare al pianto.

Il filmato dimostra l’importanza della sintonizzazione emotiva: non è sufficiente essere presenti, comunicare, interessarsi del proprio figlio solo da un punto di vista pratico e operativo. È indispensabile, invece, cogliere la dimensione affettiva, le emozioni che sottende, e collocarsi all’interno di un canale comunicativo ed emotivo condiviso con il nostro interlocutore.

L’esperimento dimostra inoltre un’altra cosa: è educativo, per il bambino, saper gestire la frustrazione derivante dall’interruzione comunicativa. Secondo Tronick si crea un misunderstanding, un’incomprensione, che determina un fallimento al quale il bambino cerca di riparare con gli strumenti che possiede. Se il bambino riesce a riparare l’interruzione sviluppa la sua capacità resilienti e rafforza la propria autostima, potenziando le proprie capacità. Il misunerstanding non è causa di uno sviluppo psicopatologico della personalità, a meno che non si assista ad una impossibilità di riparazione dovuta a problematiche specifiche (pensato ad esempio a genitori connotati da problemi di personalità o depressione).

È fondamentale per un genitore educarsi alla sintonizzazione emotiva e, di conseguenza, educare il propri* bambin* a gestire, riprendere, riparare un flusso comunicativo.

Attraverso Il counselling pedagogico sostengo i genitori attraverso un percorso specifico fatto, essenzialmente, di acquisizione di nuove consapevolezze. Ogni percorso è a sé e tiene conto degli obiettivi, delle necessità e delle esigenze delle persone che seguo: chiunque abbia bisogno di approfondire la questione si senta libero di contattarmi.

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8 responses

  1. wwayne ha detto:

    Rieccomi! Mi hai fatto tornare in mente un film che ho visto tempo fa, e che descrive in modo magistrale il valore della famiglia e il rapporto tra genitori e figli. Il film è questo: https://wwayne.wordpress.com/2013/12/09/un-successo-meritato/. L’hai visto?

    1. alessiadulbecco ha detto:

      Buongiorno! Credo di essermi persa qualche tuo commento precedente…perdonami!
      Ho letto la tua recensione e mi pare un film molto interessante! Purtroppo non l’ho visto ma credo che rimedierò presto: spesso mi avvalgo del supporto visivo, foto o video, per parlare ai genitori (per sintonizzarmi sul loro canale comunicativo) e questo può essere un valido mezzo. Grazie per averlo condiviso!

      1. wwayne ha detto:

        Grazie a te per la risposta! 🙂

        1. alessiadulbecco ha detto:

          Grazie a te! Se hai voglia di ripostar i i tuoi precedenti commenti o interventi (su qualche altro mio articolo, presumo) risponderò anche a quelli 🙂
          Ti ringrazio, un saluto e buon weekend!

      2. wwayne ha detto:

        Che io ricordi ero intervenuto soltanto un’altra volta sul tuo blog, a Febbraio, e in quell’occasione mi avevi risposto. Buon weekend anche a te! 🙂

  2. vbarontiValentina ha detto:

    L’esperimento con il bambino di pochi mesi è impressionante. Io ho una figlia di 5 anni e mi rendo conto che è sempre molto attenta al mio umore e al modo in cui comunico con lei, soprattutto le cose che non dico ma che provo in determinati momenti. In generale abbiamo molti momenti ricchi dal punto di vista comunicativo, ma su alcune cose ci areniamo e lì nascono gli scontri, durante i quali mi comporto come non vorrei. Il problema principale è il cibo. Questo è il nostro punto debole. In alcuni momenti su questo non riusciamo proprio a comunicare, da sempre. Mi piacerebbe approfondire questo argomento. Hai già scritto articoli al riguardo?

    1. alessiadulbecco ha detto:

      Ciao Valentina, grazie per aver condiviso un tuo vissuto 🙂 Se scorri i vari articoli del blog vedrai che mi occupo spesso di argomenti ascrivibili al grande mondo della genitorialità… in essi, partendo da episodi che mi capitano al lavoro, provo a dare qualche ragguaglio a chi potrebbe essere potenzialmente interessato all’argomento. In generale potrai trovare altri articoli sul tema delle emozioni e del modo in cui le comunichiamo ma sicuramente ne scriverò altri perché anche altri genitori mi hanno chiesto di approfondire il tema. E’ bene ricordare però che sono solo spunti di riflessione, per lavorare su una problematica servono i colloqui. Se ti interessa visita anche il mio sito, http://www.alessiadulbecco.com o la pagina fb https://www.facebook.com/Alessia-Dulbecco-Pedagogia-e-Counselling-454815091333027/. Un abbraccio!

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