Il Friuli, il marketing…e la “campagna” di Russia

17 Giugno 2015

Facciamo un gioco.

Immaginate di essere un imprenditore: dovete sponsorizzare i vostri prodotti per dare una spinta alle vendite, magari per stringere contatti con altre parti del mondo e favorire l’export. Quale immagine utilizzereste? Su quali aspetti puntereste maggiormente?

Ecco, io credo che queste domande se le siano fatte Marco Felluga e Volpe Pasini, due imprenditori di note aziende friulane, o almeno i loro responsabili del Marketing.

Cosa hanno pensato di realizzare? Un filmato per promuovere le loro vigne, la loro uva, il loro vino in Russia. Fin qui tutto bene.

Peccato però che questo sia il risultato

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O meglio, il risultato è racchiuso in un video diretto da Iris Brosch: una serie di immagini – corredate da musica classica malinconica – che rappresentano il backstage dello shooting .

Se vi va potete vederlo qui.

Prima di spiegare (casomai ce ne fosse bisogno) perché sono contraria a questo tipo pubblicità vorrei fare una premessa: credo che le immagini siano bellissime, la luce, le ambientazioni, perfino la colonna sonora. Tutto è perfetto e se fossi in un contesto non commerciale non avrei nulla da ridire (questo per dire: 1)no, non ce l’ho con le modelle perché sono bellissime, 2)no, non ce l’ho con la pubblicità in sé e per sé). Mi capita spesso di andare in giro per mostre fotografiche e ci sono moltissimi lavori che rappresentano nudi femminili che trovo assolutamente pertinenti nella loro dimensione estetica.

Qui, invece, siamo nel commerciale. Per vendere si allude alle curve delle modelle, alla loro bellezza, alle loro effusioni. Un po’ come quando si deve vendere un nuovo modello di moto e vi si pone a cavalcioni una conturbante modella in posa sexy. Il messaggio comunicativo implicito è chiaro: “se compri questa moto potrai avere donne così”.  Il meccanismo funziona anche al femminile: “se acquisti questo capo di abbigliamento sarai anche tu una donna sexy” (da notare: i modelli a cui il messaggio pubblicitario aspira sono costruiti su standard maschili: la bellezza, la sensualità, la “donna in carriera” che per poter farsi strada deve adeguarsi al modus operandi maschile). Il video è tutto un ammiccare: replica cliché e stereotipi sessisti, pensati per soddisfare determinati pruriti maschili.

Qual è il messaggio comunicativo di questo spot? Se non avessi letto l’articolo, non avrei mai immaginato potesse riferirsi al Friuli e ai suoi vitigni.

L’autore dell’articolo si chiede:

E soprattutto che vantaggio in termini di visibilità sul mercato estero per il vino friulano determinerà la circolazione del filmato?

A mio parere il vantaggio sta proprio nella polemica suscitata: fare in modo che se ne parli facilita la permanenza del messaggio pubblicitario nelle orecchie dei possibili fruitori/acquirenti. “Perciò, mi direte, perché perdi tempo a fare il loro gioco?” Perché credo che l’educazione passi da qui: se non si educano le persone a vedere il contenuto autentico, a demolire il messaggio individuandone i sottotesti, ci si potrà anche sottrarre dal loro gioco ma non si produrrà mai alcun tipo di cambiamento culturale.

Io, forse un po’ ingenuamente, aspetto e lavoro affinché i tempi possano maturare. Mi piacerebbe arrivare al punto in cui tutti siano in grado di decodificare un messaggio e prenderne le distanze se non rispetta determinati standard etici…ed umani.

…come scrive Lorella Zanardo:

(…) non aspettate, ragazzi. Non attendete istruzioni, ragazze (…). Alcuni tra noi adulti vi daranno una man, il tempo necessario per costruire ponti sulle macerie prodotte dai crolli  di questo mondo in disarmo. Voi percorreteli. POi sarà ora. Non attendete oltre. Tocca a voi.

Senza chiedere il permesso.

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One response

  1. Paolo ha detto:

    credo che le donne in carriera così come le donne sensuali e sexy non si stiano semplicemente adeguando a “standard maschili imposti”..credo che esprimano se stesse compatibilmente con la propria indole e la propria cultura come fa ogni altro uomo e donna del pianeta.
    Lo spot televisivo sono d’accordo che è discutibile e il problema non sono le immagini in sè (che in un altro contesto andrebbero bene) ma il contesto pubblicitario

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