Il Festival di Sanremo e la discriminazione di genere: la solita vecchia musica

6 Febbraio 2015

Non possiamo farci niente. Ormai è alle porte. Mi riferisco alla nuova edizione di Sanremo.

La kermesse canora sta per cominciare. Anche quest’anno al presentatore, l’inossidabile e onnipresente Carlo Conti, si affiancheranno due donne: Arisa e Emma Marrone.

Trovo interessante la scelta della direzione: Arisa ed Emma hanno vinto le due passate edizioni. Per quanto siano due belle donne credo che il team abbia puntato su di loro anche per cambiare e sovvertire un po’ i vecchi schemi. Fino ad ora, infatti, le “vallette” sono state di due tipologie:

– la classica modella, bellissima, scelta per motivi esclusivamente estetici e di audience (una bella donna porta più persone a sintonizzarsi su quel programma)

– la “spalla” ironica e burlona (penso ovviamente alle edizioni condotte da Fazio e Littizzetto): non è bella (e viene ribadito spesso) ma è simpatica e sa intrattenere il pubblico.

Emma e Arisa, non rientrano né nella prima né nella seconda categoria.

Al di là delle scelte (chi presenta, chi partecipa, chi fa la “valletta”) ho cercato alcune informazioni sui compensi e proprio ieri Fanpage ha pubblicato un breve report (lo potete leggere per intero qui). Le edizioni prese in esame sono quelle che vanno dal 2009 allo scorso anno.

Osserviamo alcuni dati:

(2009) Paolo Bonolis rivelò il suo compenso: “Un milione, è la legge del mercato”.

(2010) Il compenso di Antonella Clerici ammontò a 500 mila euro.

(2011) Gianni Morandi percepì 800 mila euro più 500 mila euro di promozioni. Belén Rodriguez ed Elisabetta Canalis percepirono 150 mila euro a testa.

(2013 e 2014) Fabio Fazio percepì 600 mila euro di cachet mentre a Luciana Littizzetto andarono 350 mila euro.

In sintesi: compensi maschili sono maggiori, anche a parità di ruolo (basti paragonare il cachet di Clerici a quello dei presentatori uomini). I compensi delle donne “vallette” oscillano dai sessanta mila ai centocinquanta mila.

Il dato più interessante, però, è quello delle due passate edizioni. Nonostante si possa parlare di una co-conduzione, il compenso di Luciana Littizzetto è stato circa la metà di quello del collega Fazio. Littizzetto non si è limitata a fare “presenza” anzi, ha condotto alcuni interventi intelligenti e con importanti ricadute sociali (ricordate quello sul flash mob contro la violenza sulle donne?) ciò nonostante non si è “meritata” un compenso identico a quello del collega.

Il divario retributivo è un dei modi in cui si manifesta la discriminazione di genere. A parità di lavoro (qualsiasi lavoro), il compenso femminile è più basso. Dagli ani Settanta la Comunità europea si impegna, attraverso l’emanazione di direttive e linee guida destinate agli Stati membri, a ridurre fino ad annullare tale divario. Solo attraverso la sua eliminazione è possibile arrivare ad una piena definizione di pari opportunità (da non confondersi col concetto di “quote rosa”).  Il cammino, però, è ancora lungo.

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