cronaca nera

10 Dicembre 2014

 Notizia di oggi: Rapallo, uccide la moglie poi si suicida con il figlio

I giornalisti descrivono la tragedia e parlano di un uomo lucido, che pianta sei volte il coltello nel petto della ragazza e, una volta afferrata la gravità del gesto, manda un sms alla sorella per comunicare quanto commesso e la sua decisione di uccidersi col figlioletto.

A giustificazione del gesto le continue liti che anche i vicini confermano.

Rispetto alla vicenda che in questi giorni monopolizza l’attenzione di tutti i media nazionale, quella di Loris Stival, non sono state usate parole di questo tipo. Non si è mai parlato di tragedia, se non all’inizio, quando lo spauracchio della pedofilia poteva essere in agguato. Non si sono trovate motivazioni al gesto che gli inquirenti credono (ma, ricordiamolo, nessuno è ancora stato processato…almeno non in tribunale, perché in tv – di sicuro – è già successo) sia stato commesso dalla madre. La sua storia complicata non si usa come giustificazione ma solo per un voyerismo perverso che porta ad accendere i riflettori su tutto, anche su fatti che potrebbero e sarebbero potuti rimanere privati.

E’ in frangenti come questo che si può osservare quanto gli stereotipi di genere incidano sulle nostre considerazioni. L’infanticidio è più grave se a commetterlo è la mamma anziché il papà. Perché come giustamente fa notare l’articolo apparso su Il Garantista

Alla madre viene attribuita, per “natura”, una altissima soglia di sopportazione del dolore e anche una innata capacità di dedicarsi alla cura dei figli. Il dato culturale è che in Italia, ancora oggi, è molto difficile discutere di maternità senza incontrare palesi incrostazioni e imposizioni di ruolo. Una donna si realizza nell’essere madre, perché è quello che secondo alcuni desidera, perché quello è il suo destino e nessuno può dire il contrario. Una donna che è sospettata di aver ucciso il proprio figlio rompe questo schema. Non si riesce ad accettare il fatto che ci sono donne che non hanno la forza, anche psicologica, di essere madri, o non ne hanno semplicemente voglia.

La mia percezione è che casi di questo tipo servano ad esorcizzare una paura ancestrale che gli stereotipi della madre-coraggio, sempre buona e disponibile (col bambino o col padre dei suoi figli, non importa) non potrebbero tollerare. Che il rischio di perdere il controllo (a maggior ragione se si hanno alle spalle vicissitudini complicate, anni difficili, storie difficili) è li. è sempre dietro l’angolo.

Se i giornalisti utilizzassero lo stesso linguaggio adoperato per descrivere il caso della giovane Veronica di fronte ad ogni feminicidio commesso da un partner violento l’attenzione al fenomeno sarebbe completamente differente. Il nostro problema invece è che non tolleriamo che una madre perda il controllo e commetta un gesto efferato, ma siamo invece disposti a tollerare un altro gesto, altrettanto efferato, se viene giustificato da fenomeni contingenti (la depressione, la perdita del lavoro). Siamo disposti a tollerarlo anche quando dietro al delitto si celano relazioni di potere tra i sessi, quando si concepisce l’altra persona come un oggetto da possedere e che – quindi – non ha e non deve avere libertà di decidere della propria vita, del proprio futuro e per questo ci sentiamo in dovere di sopprimerla, perché non ci sfugga.

Non siamo qui a creare scale di valore per capire a che livello inquadrare il reato di “infanticidio” e se ritenerlo più o meno grave di un “feminicidio”. Quello che mi preme sottolineare è la disparità di trattamento a cui uomini e donne vanno incontro in casi come questo. Come a dire che gli stereotipi non ci abbandonano mai, neanche di fronte alle “tragedie”.

, , , ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


Ultimi articoli

Non è revenge porn, ma violenza di massa

Su l’Indiscreto, il mio articolo riguardante il fenomeno del Revenge Porn:   Inizialmente si trattava di vendetta privata – fino a qualche anno fa, infatti, la diffusione del materiale scorreva… Leggi di più »

La buona madre non esiste

Il mio articolo su L’Indiscreto: (…) A ogni modo, la campagna ha riportato in primo piano un argomento interessante, la percezione sociale della maternità e della gravidanza. Per quanto oggi… Leggi di più »

Giochi da maschi, giochi da femmine

Il Tascabile ha pubblicato il mio ultimo articolo: Immaginate di prepararvi per una passeggiata. Uscite dalla vostra abitazione, attraversate l’androne del palazzo e notate sul portone d’ingresso un bel fiocco… Leggi di più »

Alessia Dulbecco © 2020 - All rights reserved - Design by Luca Minici | Privacy Policy | Cookie Policy