Non esiste una giustificazione. L’uomo che agisce violenza domestica verso il cambiamento.

23 Febbraio 2016

Il risvolto pedagogico del lavoro con i maltrattanti.

Quando, un paio di settimane fa, ho ricevuto questo libro nell’ambito di un percorso di formazione che sto portando avanti presso il CAM, ho pensato subito che si trattasse di un manuale a sostegno degli operator* che operano nei colloqui con gli autori di violenza domestica. Ritenevo quindi che la sua lettura sarebbe stata semplice ed intuitiva, anche alla luce di quanto appreso durante il corso. Invece si è rivelato un libro denso, complesso e carico di significati ulteriori. Certamente, come dicevo, è un libro che si rivolge agli operatori… ma è anche molto, molto di più e ciò traspare dalla parole dell’autore, soprattutto nelle ultime pagine del libro, quelle che fanno da cornice conclusiva ma che fanno anche capire quanto sia difficile per chi lo ha scritto porre la parola “fine”.

Si tratta di un testo pensato anzitutto per chi lavora e si “scontra” con la realtà dei maltrattanti: fornisce definizioni chiare sia per comprendere la violenza sia per conoscere quelle aree relative alle abilità di base che possono e devono essere rafforzate per evitare l’insorgenza di risposte violente da parte degli uomini che hanno, proprio lì, delle carenze. Offre poi molti strumenti operativi – sviluppati proprio dall’autore e presenti nell’Appendice – che possono rappresentare ottime strategie per realizzare degli interventi specifici. Già questi aspetti, da soli, basterebbero per raccontare perché consiglio veramente questo testo. C’è però anche una dimensione ulteriore, che considero non meno importante di ciò. E’ la dimensione della crescita – come professionista – è la dimensione della visione. Questi due aspetti si intrecciano, nel racconto di Giacomo Grifoni. La crescita, come uomo, come operatore, come psicoterapeuta, è essenziale per costituire una visione del fenomeno in grado di essere completa (il fenomeno della violenza di genere è complesso: tenere conto solo degli aspetti psicologici, o solo delle ricadute sociali, o solo degli aspetti giuridici, rende difficile inquadrare il problema). La violenza è un argomento strano: ognun* di noi può essere attratto, può essere portato ad avvicinarsene, ma è sempre intriso di qualcosa di scomodo…questo perché la violenza CI riguarda. Tutt*, in forme diverse, con variabili differenti. Ed è questo l’aspetto più interessante che ho trovato nel volume, al di là dell’impostazione teorica che -ripeto- è precisa, puntuale, da conoscere se si vuole lavorare nell’ambiente. Quello che ci dice Grifoni è che non si può lavorare – non si può lavorare BENE – se prima non si fanno i conti con la nostra visione personale relativa al’argomento. Con i nostri preconcetti, con i nostri stereotipi, con quegli elementi educativi, connotati da forme più o meno evidenti di violenza, che abbiamo ricevuto e che spesso mettiamo nuovamente in atto in modo inconsapevole.

Mi è piaciuta, in sostanza, questa visione pedagogica del lavoro con i maltrattanti. Per lavorare con loro è necessario prima scardinare le proprie idee, rivederle, ripristinare nuove forme di relazione con gli altr* e con se stess*. E poi porsi in ascolto, comprendere le emozioni di chi si ha davanti, stabilire un’alleanza terapeutica, non giudicante ma accogliente. Insomma, credo si tratti – per citare Maria Grazia Riva – di un Lavoro pedagogico, anzitutto. Un testo che consiglio vivamente non solo a coloro che intendono lavorare su queste tematiche: insegna a ri-pensarsi, ad accogliere le proprie paure e a dar loro voce. E’, in definitiva, un testo che si prende cura dei professionist* ma anche degli uomini e delle donne che si celano al di là del ruolo.

Alessia Dulbecco

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