La principessa che credeva nelle favole

5 Luglio 2015

 img 0172 0 Marcia Grad Powers ci conduce all’interno di una fiaba che fiaba non è. Con il linguaggio semplice proprio di questa struttura narrativa, la psicologa ci racconta la vicenda di una principessa – cresciuta ed incoraggiata dalla propria famiglia reale ad aspettare il proprio principe – che si troverà a vivere in un incubo.

Victoria è una bambina educata dai genitori a vivere sommessamente le proprie emozioni tanto che per poter accettare la propria parte bambina hadovuto  “inventarsi” l’escamotage dell’amica immaginaria , Vicky, che con il suo carattere solare, la passione per la danza e i canti (“disdicevoli” secondo i suoi genitori) permette alla principessa si coltivare la parte più autentica di sè. 

La bambina cresce all’ombra di un restrittivo codice reale – che discrimina la condotta adeguata ad una principessa da quella non idonea – e di due genitori che la incoraggiano ad essere buona, a reprimere le emozioni negative e ad aspettare il proprio principe nella convinzione che una donna possa sentirsi realizzata solo alla presenza di un uomo e, possibilmente, di una famiglia.

Quando, durante gli anni trascorsi all’ Università Imperiale, Victoria incontra il principe, decidono presto di convolare a nozze. Subito, però, le cose cambiano: “il dottor Sorriso” – così la principessa chiama il suo principe, proprio per via  della sua capacità di farla ridere – rivela una parte di sè cattiva e perversa che lei inizierà a chiamare “il signor nascosto”. In seguito alle prime liti Victoria deciderà di trascorrere un po’ di tempo tornando dai genitori, tentando di farsi aiutare da loro.  Tenta poi di dare una nuova chance al suo amato ma quando lui comincia a metterle le mani addosso non ha più dubbi: insieme a Vicky decide di scappare per sempre.

Comincia così per Victoria e per la sua parte “bambina” un cammino alla ricerca della verità. Accompagnata da un gufo ‘esperto in faccende di cuore’, un delfino ‘esperto in faccende di emozioni’ e un mago che – diversamente dagli stereotipi – è donna ..(ovviamente senza barba e cappello a punta!) attraverserà il sentiero della verità, il mare delle emozioni, la terra di ciò che è, il viale dei ricordi e la valle della perfezione…tutto per raggiungere il tempio della verità. 

È un percorso formativo, quello che ci racconta Powers, che spesso le donne che subiscono violenza compiono grazie al supporto dei Cav e dei loro operatori. Le vittime riflettono su di se per arrivare a capire le ragioni della violenza e i motivi per cui certi comportamenti, lesivi della dignità e dell’integrità psicofisica, vengono passivamente accettati. Anche la principessa attraversando questi luoghi si troverà a riflettere su se stessa, cercando di capire molto di se. usando il linguaggio proprio dell’Analisi Transazionale, possiamo individuare quelle che sono state le sue convinzioni di copione, la sua posizione esistenziale, l’atteggiamento da salvatrice nei confronti del principe, che inizialmente si difende dicendo di agire “sotto l’influenza di un incantesimo”.

La lezione che Powers ci insegna vale per Victoria come per tutte le donne che subiscono violenza: non si può amare nessuno se prima non si ama se stesse, non si può sottostare alle esigenze degli altri: se ci piace fare qualcosa – perché ciò ci rende delle “bambine libere” – che sia cantare o recitare (come nel caso della principessa) dobbiamo farlo. Come direbbe Berne ognuno di noi “è ok” ed è meritevole di affetto e amore. 

Per una donna vittima di violenza questi concetti, che potrebbero essere banali, in realtà non lo sono affatto. Il libro ha proprio il pregio di semplificare – grazie al linguaggio delle fiabe – concetti e contenuti complessi. È lo strumento perfetto per parlare di violenza di genere a tutti: nelle scuole, negli incontri pubblici con un pubblico eterogeneo, alle donne che si recano presso i Cav. Parla alla nostra parte bambina e, proprio per questo, ha molte chance di essere ascoltato.

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