Femminismi sotto l’albero

18 Dicembre 2020 - di Alessia Dulbecco

Le festività natalizie possono trasformarsi in un’occasione per approfondire temi e letture che durante l’anno siamo costrettə a rimandare perché ahimè il tempo è tiranno.

Qui qualche suggerimento, nel caso vi siate persi queste meraviglie:

La Rosa più rossa si schiude, Liv Stromquist, Fandango IMG 0245 scaled

“Gli uomini hanno trasferito sul sesso il controllo che prima esercitavano sulla famiglia, eleggendolo ad ambito privilegiato in cui esprimere la propria autorità”.

Cos’è l’amore? E perché oggi i rapporti sentimentali sembrano così precari rispetto ad un tempo? Possono sembrare domande importanti, forse troppo per una graphic novel. Al contrario, l’autrice è abilissima nel muoversi intorno a questa domande attraverso vignette ironiche, citazioni e una valanga di  esempi (da Di Caprio a Carolin Lamb, passando per Lou Salomé e Teseo).

Non è l’amore ad essere cambiato, ma i ruoli sociali di uomini e donne. Se un tempo i primi potevano condurre essenzialmente due vite (dentro e fuori le mura domestiche) oggi ciò nn è più possibile. La sofferenza amorosa, oggi, viene vista come un disturbo e anche l’innamoramento viene gestito in maniera più razionale di un tempo.

Attraverso voci di pensatori e filosofe, di poeti e di cantanti, Stromquist mette in scena un caleidoscopio di personaggi che portano, inevitabilmente, ad interrogarci sul modo in cui intendiamo le relazioni.

Un libro perfetto, da leggere o regalare agli amic* che continuano a dire che, se non incontrano l’anima gemella, è tutta colpa loro.

Imparare a trasgredire, bell hooks, Meltemi editore

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“Continuo a stupirmi della mole di testi femministi esistenti e della poca teoria femminista che si sforzi di parlare a donne uomini e bambini di come potremmo trasformare la nostra vita attraverso la conversione alla pratica femminista”.

Finalmente un saggio che parla di pedagogia e femminismo. bell hooks (in minuscolo), pseudonimo di Gloria Jean Watkins, mescola racconti personali ad elementi di critica femminista per ricordarci che l’educazione non è un processo neutro, anche se così ci hanno insegnato. L’esperienza di insegnamento e apprendimento deve farsi autentica ed inclusiva, sopratutto per quelle individualità che troppo a lungo sono state escluse dalla vita sociale e politica. La pedagogia deve rinnovarsi, quindi, a partire da un impegno – teorico e pratico – che permetta a questa scienza di trasformarsi in un’occasione di libertà per studentə insegnanti. Focalizzarsi sulle differenze, dare loro cittadinanza, apre ad un potenziale rivoluzionario di cui dobbiamo prendere atto ed incoraggiare.

Un volume indispensabile per insegnanti ed educatorə.

Fat shame, Amy Erdman Farell , Edizioni Tlon

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“A partire dal XX secolo, il corpo diventa segno principale della propria dignità e della propria idoneità alla cittadinanza”.

Conosciamo bene un certo linguaggio di stampo militare che connota le narrazioni di questi ultimi mesi: combattere contro il Covid è una battaglia, i virus ci hanno sfidati in una guerra che dobbiamo vincere con ogni arma. Prima che questo tipo di linguaggio venisse usato per riferirsi a malattie e pandemie è stato applicato nei confronti del grasso. Negli anni ’90, in America, si comincia a combattere una guerra verso ciò che stava portando la popolazione alla morte: l’obesità.

In un saggio godibilissimo, Amy Erdman Farell ripercorre la storia dello stigma nei confronti dei corpi grassi. Uno stigma, come insegna Goffman, è un attributo di discredito e pertanto gli attribuiamo dei significati culturali. Se in passato essere grassi voleva dire essere in salute (dato che molte malattie con cui gli uomini e le donne dovevano combattere causavano la consunzione dei loro corpi), a partire dalla fine dell’800 il rapporto si ribalta e diventa un modo per giudicare quelle persone (prima i borghesi, poi i poveri) che non sapevano tenere a freno la propria condotta morale.

Fat shame rappresenta un saggio di femminismo interesezionale decisamente interessante perché mostra come le variabili di classe, etniche e di genere hanno giocato un ruolo essenziale nella definizione della grassofobia.

Un saggio da regalare a tuttə coloro che ritengono che “magrezza” e “salute” siano sinonimi.

Scopami, Virginie Despentes, Fandango

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“Non parla mai con nessuno di quello che fa. Non per vergogna. Ci vuole orgoglio per abbassarsi così. Lei odia gli altri, quelli che la guardano dall’alto in basso, perché pensano dei avere maggiore dignità”.

Ho conosciuto la scrittura di Virginie Despentes con “The King Kong theory” e l’ho apprezzata successivamente leggendo la trilogia di Vernon Subutex. Sia che si tratti di saggistica che di narrativa, lo stile di Despentes è brutale, violento, aggressivo. Scopami è il suo primo romanzo, pubblicato negli anni ’90, ed è come un pugno nello stomaco perché al racconto delle due protagoniste, Manu e Nadine, l’autrice mescola pezzi della sua vita privata: lo stupro, la vita di strada, la violenza della periferia.

Per questo leggetelo solo se ve la sentite perché il trigger è dietro l’angolo.

Le due protagoniste sono una prostituta e un’attrice di film porno, si incontrano per caso in metro in seguito a due episodi di estrema violenza. decidono di scappare insieme dalla periferia parigina per arrivare in Bretagna al grido di “bisogna abusare” intraprendono “un viaggio del cattivo gusto, per cattivo gusto” spinte dalla rabbia, da tutto ciò che hanno vissuto e, non da ultimo, dalla volontà di farsi giudicare per una condotta che infrange tutti i limiti morali imposti da questa società.

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Che ne pensi di questi consigli di lettura? Hai già sfogliato qualcuno tra i testi che ti ho suggerito? Spero se non altro di averti invogliato a farlo!

Se lo vorrai, aspetto i tuoi commenti e considerazioni: ricordati che la mia mail alessia.dulbecco@gmail.com è sempre a disposizione.

Buone feste…e buone letture!

Alessia

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