Bellezza femminile e verità. Modelli e ruoli nella comunicazione sessista

16 Febbraio 2015

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Nel 2010 l’UDI – Unione Donne in Italia – ha lanciato la campagna “immagini amiche”. L’obiettivo era quello di rimarcare la necessità di rivedere la concezione del femminile, così come appare  nelle immagini pubblicitarie che spesso hanno un contenuto violento, misogino, sessista e svilente.

Con il loro lavoro, Serena Ballista e Judith Pinnock  hanno trasformato questi contenuti in un autentico strumento didattico. Il libro infatti raccoglie gli esiti di tre laboratori condotti in alcuni istituti superiori di Modena. Le attività vertono sull’analisi critica delle pubblicità e, di conseguenza, dell’immagine femminile.

Come sottolineano le due autrici nell’introduzione, il percorso da loro proposto prevede quattro passaggi:

– un primo incontro di sensibilizzazione alla Campagna e le sue finalità politico-culturali

– un secondo incontro assimilabile ad una sorta di lezione didattica  sul tema dello svelamento degli stereotipi di genere all’interno delle immagini

– un terzo incontro che vede  i ragazzi impegnarsi attivamente in un lavoro di analisi e catalogazione di immagini “amiche” e “nemiche”

-un ultimo incontro di presentazione alla classe dei lavori fatti dai singoli studenti.

Il volume è ricco e presenta numerose schede di approfondimento (solo per citarne una, quella relativa alla vicenda di  Franca Viola) che in un contesto didattico si risultano essere molto utili. L’obiettivo del progetto, oltre alla riflessione critica sugli stereotipi e le immagini del femmine nel mondo pubblicitario, è anche quello di fornire agl* studenti/esse nuovi elementi per una riflessione e una consapevolezza maggiore circa le conquiste femminili, sia storicamente che culturalmente.

Il testo riporta numerose immagini pubblicitarie: accanto a molte di esse si possono leggere i commenti degl* alunn* circa la loro pertinenza all’oggetto venduto o rispetto all’ideale femminile che contribuiscono a veicolare.

Questa didattica, realizzata in modo non direttivo grazie alla partecipazione attiva dei ragazz*,  ha il pregio di essere immediata e facilmente comprensibile. Nelle attività del secondo incontro, ad esempio, si possono trovare numerosi “giochi” che permettono agl* studenti/esse di capire quanto gli stereotipi siano ovunque e per questo assorbiti inconsciamente da chiunque.

Anche la catalogazione delle immagini proposta dal testo (immagini violente, nudi adeguati o no, corpo femminile come elemento essenziale o meno, immagini che mettono in scena il femminicidio, i ruoli tradizionali e i giochi…) fornisce numerosissimi spunti di riflessione.

In conclusione il lavoro di Serena e Judith è un testo utilissimo per tutt* i professionist* che operano in contesti scolastici ed extrascolastici in favore alla decostruzione di tutte quelle  immagini in cui il corpo femminile è usato impropriamente, svilito, violentato.

A corredo del volume sono raccolte alcune considerazioni su tematiche “calde” che da sempre afferiscono al femminile (il rapporto col potere, la mercificazione del corpo, gli stereotipi…).  Il senso del volume, a mio modo di vedere, è racchiuso nelle belle  parole di Serena:

“Don Ciotti dice che la cultura illumina le coscienze. Il nostro progetto, ad esempio, ha creato un vaccino nei giovani per difendersi da questa situazione”.

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